Ha avuto oggi inizio a Seoul il processo per insurrezione a carico dell’ex presidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol, finito al centro di un’indagine penale dopo aver imposto la legge marziale lo scorso 3 dicembre, anche se solo per poche ore. Yoon è il primo presidente coreano a finire in tribunale con queste accuse; in caso di condanna, rischia fino all’ergastolo o alla pena di morte.
Il politico è stato arrestato lo scorso 15 gennaio per aver guidato un’insurrezione ai danni delle istituzioni democratiche. Prima di finire in manette, si è rifugiato per settimane in un hotel. Questa mattina è stato prelevato dal carcere in cui si trova ed è stato scortato dalle auto ministeriali fino al tribunale, dov’è stato accolto da tremila agenti di polizia e alcuni manifestanti. Attualmente Yoon Suk-yeol è sospeso dall’incarico presidenziale: il 14 dicembre il Parlamento ha approvato l’impeachment nei suoi confronti. Mentre si sta svolgendo il processo penale, è dunque in corso anche un procedimento presso la Corte costituzionale, che dovrà valutare se respingere o confermare la rimozione dal suo ruolo.
Ex presidente della Corea del Sud a processo: cosa succede

L’udienza di oggi è durata solo tredici minuti. A prendere la parola sono stati i legali del politico, che hanno insistito sul fatto che la legge marziale rientrasse tra i suoi poteri. Hanno inoltre affermato che la decisione di Yoon derivi dalla volontà di superare la «dittatura legislativa». Dopo le ultime elezioni, infatti, il parlamento guidato dall’opposizione aveva reso difficile l’approvazione di alcune leggi volute dal governo. Quella di oggi è solo la prima di una lunga serie di udienze; la prossima avrà luogo il 24 marzo.
Poche ore dopo, la Corte costituzionale si è riunita per ascoltare alcuni testimoni, tra i quali l’ex presidente Han Duck-soo, succeduto a Yoon, ma rimosso a sua volta e sospeso con la medesima procedura di impeachment. La prossima udienza della Corte si terrà il 25 febbraio, e ci saranno le arringhe finali. Se Yoon dovesse perdere definitivamente i diritti presidenziali, entro sessanta giorni dal verdetto dovranno svolgersi delle nuove elezioni.
Federica Checchia
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