È morto Umberto Bossi. Ha segnato la vita politica della Seconda Repubblica ed è parte integrante della storia del centrodestra italiano. Si è spento a 84 anni.
Perché lo chiamavano Senatur
Per tutta Italia Umberto Bossi è il Senatur. Un soprannome che gli vale quasi come un secondo nome, ormai. Un’invenzione giornalistica e non un “titolo” conferitogli da amici o colleghi di partito.
Come spesso accade, si sentiva la necessità di offrire al pubblico un nomignolo per facilitare la narrativa politica anche ai meno attenti alle vicende governative. Se Silvio Berlusconi è stato dunque per tutti il Cavaliere, Umberto Bossi è ancora oggi il Senatur.
Il motivo in realtà è molto facile da spiegare. Occorre tornare indietro nel tempo fino al 1987, al tempo della decima legislatura della Repubblica Italiana. Allora Bossi venne eletto al Senato per la prima volta. Era dunque giusto chiamarlo senatore, come gli spettava, ma si decise di farlo sui giornali in dialetto lombardo, così da porre risalto alla connotazione settentrionalista del suo partito.
Come nasce La Lega Nord
Un incontro speciale nella vita di Umberto Bossi è stato quello con Bruno Salvadori, leader del movimento autonomista della Valle d’Aosta. Era il 1979 e il Senatur decise così di creare una rete di movimenti autonomisti per il settentrione.
Nel 1984 ha fondato la Lega Autonomista Lombarda, poi divenuta Lega Lombarda in seguito. Eletto segretario nazionale, è rimasto in carica fino al 1993, per poi dare vita all’ambizioso progetto della Lega Nord.
Il successo regionale fu enorme, riuscendo a dare voce a un malcontento generale. Facendo un passo indietro nel tempo, seppur di poco, occorre sottolineare l’unione di vari movimenti politici autonomisti dello stesso genere, con la creazione dell’Alleanza Nord. Grazie a essa venne eletto al Parlamento Europeo, ottenendo quasi 70mila preferenze nell’area nord-occidentale del Paese.
Per molti un vero condottiero, Bossi fondò la Lega Nord e l’anno dopo divenne consigliere comunale di Milano. Nel capoluogo lombardo il suo partito ottenne l’11,95%, il che gli diede ancora una volta conferma dell’ottima base di votanti creata.





