Cultura

E poi saremo salvi, l’intervista all’autrice Alessandra Carati

E poi saremo salvi è il romanzo d’esordio di Alessandra Carati. Di seguito, l’intervista all’autrice: un viaggio attraverso il suo mondo letterario e un approfondimento sui temi trattati all’interno di quello che è un attuale romanzo di formazione.

Protagonista della storia è Aida, una bambina bosniaca costretta a fuggire dal suo paese. Il romanzo è ambientato nel 1992, durante una delle guerre più feroce degli ultimi anni che distruggerà completamente l’ ex-Jugoslavia.

E poi saremo salvi, Alessandra Carati racconta il suo romanzo d’esordio

E poi saremo salvi  Alessandra Carati - Photo Credits: www.mediasetplay.mediaset.it
E poi saremo salvi, intervista all’autrice Alessandra Carati – Photo Credits: www.mediasetplay.mediaset.it

M.M.: E poi saremo salvi è un’opera che racchiude tutto: la guerra, la malattia mentale, il difficile rapporto fra genitori e figli, l’inclusione. Ti ha influenzato qualche opera in particolare nella stesura di quello che è, senza ombra di dubbio, un romanzo di formazione in chiave moderna?

A.C.: Quando lavoro su una storia scelgo sempre degli autori da tenere fisicamente accanto, come fossero bussole. Sono libri che sento risuonare con il materiale in cui sono immersa, in modo del tutto istintivo, a volte poco evidente. Ogni tanto li apro, per lasciarmi bagnare dal ritmo, dalla temperatura, dalla veste grafica della pagina. Per E poi saremo salvi sono stati con me, in fasi diverse della scrittura, dei libri monumetali: Trilogia della città di K di Agota Kristof, Vicino al cuore selvaggio di Clarice Lispector, Lo straniero di Albert Camus, Il giovane Holden di J.D. Salinger, Democracy di Joan Didion.

M.M.: Il concetto di Heimat  è molto presente all’interno della la trama: tutta la famiglia è investita da questa nostalgia, a tratti, invalidante. Solo Aida, la protagonista, riesce a squarciare questo velo nebuloso con una lucidità disarmante: il messaggio del libro è che a volte è importante recidere per favorire un’evoluzione personale?

A.C.: Aida agisce per rabbia, provoca, è disperata. Il taglio delle radici non risponde a un desiderio, è conseguenza di una situazione estrema. In fondo non sceglie mai davvero, si lascia trascinare dagli eventi e si rende conto di dove si trova solo tempo dopo – anni, decenni – quando ormai è approdata su una sponda sicura. Ed è proprio quando tutto sembra essersi assestato che il destino scarta di nuovo, all’improvviso, riportandola nel posto da cui era fuggita. Dentro la storia tutti sono mossi dalla ricerca della heimat perduta, non solo Aida; per loro heimat è casa, è patria, è il luogo dove si ha il diritto di esistere e di essere riconosciuti.

E poi saremo salvi, Alessandra Carati: il processo di inclusione secondo l’autrice e le influenze letterarie

M.M.: A pagina 88 di E poi saremo salvi c’è una frase :‘’Forse dovevo abituarmi, la nostra vita sarebbe stata sempre così, un salutarsi senza sapere se ci saremmo rivisti’’.  Un’affermazione tristemente realistica poiché coinvolge tutti gli esuli  provenienti da territori in guerra.  Pensi sia cambiato qualcosa nell’inclusione di allora rispetto a quella attuale?

A.C.: L’inclusione è un processo fragile, delicato. Quando è demandato a iniziative individuali, familistiche – il cui contributo è certamente prezioso – fuori da un orizzonte istituzionale, si possono rischiare derive. Il contatto quotidiano e concreto con i profughi mette alla prova il tuo sistema di vita, lo va a stanare in modo brutale, fino a lasciarti del tutto scoperto: un giorno, davanti a chi ha perso tutto, ti ritrovi a misurare una distanza, segnare una differenza, dare per scontata una disparità. Le buone intenzioni non bastano più, all’improvviso la solidarietà è diventata una regione fangosa, in cui al profugo non si riconosce lo stato di adulto, poi la libertà di scegliere e agire, fino alla negazione del suo essere cittadino. Anche per questa ragione uno stato democratico dovrebbe occuparsene attivamente, per sostenere chi si trova in una condizione difficile e proteggerlo, perfino da quanti desiderano aiutarlo con le migliori intenzioni. La convivenza con la diversità – a volte dolorosa – è un quotidiano esercizio di rispetto. È il sismografo qualitativo di una democrazia.

M.M.: Qual è il tipo di letteratura che ha influenzato il tuo stile?

A.C: Proust diceva che lo stile è una qualità della visione, la rivelazione dell’universo particolare che ciascuno di noi vede e che gli altri non vedono. Alla qualità della visione poi lo scrittore fa corrispondere in modo organico una forma, composta da parole, punteggiatura, spazi, respiri. Non so dire con esattezza che cosa mi abbia influenzato, so cosa amo e a cui torno sempre quando voglio sentire forte la letteratura: Cormac McCarthy, Alice Munro, Elizabeth Strout, Truman Capote, Elsa Morante, Anna Maria Ortese.

E poi saremo salvi, un moderno viaggio dell’eroe

M.M.: Il libro sembra quasi un racconto eroico, a tratti mitologico.  È presente l’archetipo del “Viaggio dell’eroe”: le battaglie, le difficoltà e infine l’autorealizzazione dell’Io della protagonista. Il personaggio di Aida ha delle somiglianze con l’Alessandra di oggi o bambina?

A.C.: Il modello del viaggio dell’eroe è la forma a cui tendono naturalmente le storie, e in questo senso ‘E poi saremo salvi’ non fa eccezione: si presenta al lettore con un aspetto quasi classico.La dimensione epica del racconto credo abbia a che fare con lo scenario della grande Storia, che tocca e decide le vite dei personaggi così come accade in altri libri, di Steinbeck per esempio, dove l’azione individuale è in dialogo con eventi che si danno su un piano più ampio. Per quanto riguarda il personaggio di Aida, di sicuro rispecchia alcune parti di me, come accade quando ci si mette alla prova con l’impresa della scrittura. Il movimento è stato chiaro dall’inizio: da lei verso di me, e non viceversa. È stata Aida a illuminare zone della mia vita e a permettermi di riconoscerle. Dentro il libro Aida si dischiude al mondo, attraverso il libro io mi disvelo come autrice.

Un romanzo dal ritmo serrato in cui il lettore si abbandona completamente alla storia

M.M.: In  E poi saremo salvi il lettore è letteralmente pervaso: ogni pagina è un addentrarsi in una situazione diversa che, inevitabilmente, travolge chi si approccia al testo. Come mai la scelta di inserire situazioni così differenti fra loro ma, al tempo stesso, così di impatto?

A.C.: Ho ammassato i fatti uno sull’altro per non dare respiro, perché il lettore fosse incalzato a proseguire e potesse abbandonarsi alla storia. Il ritmo è serrato, quasi martellato, soprattutto all’inizio. Volevo demandare il senso degli eventi alla loro forza: ci inghiottono così come fanno con i personaggi. Man mano che scorrono le pagine, i personaggi si avvitano in un gorgo, e noi con loro. Siamo con Aida quando si trascina in salvo dalla propria famiglia e compie uno strappo definitivo; o quando si accorge che il dolore del fratello – da cui ha creduto di poter scappare – è il proprio dolore e che lei l’ha indovinato e sentito tutto dal principio.Anche se le situazioni attraversate sono distanti tra loro, lo sguardo di Aida, come un filo, le tiene insieme in modo così saldo che la lettura non si disperde in cento rivoli, fluisce con la storia.

Stella Grillo

Foto in copertina: E poi saremo salvi, Alessandra Carati – Photo Credits: facebook

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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