Con voto storico dopo mezzo secolo di autoritarismo, le elezioni in Siria del 2025 ci raccontano le contraddizioni in un paese.

Per la prima volta in oltre cinquant’anni, la Siria ha votato senza gli Assad. Le elezioni parlamentari del 2025, le prime dopo la caduta di Bashar al-Assad, rappresentano un momento storico per un Paese devastato da 14 anni di guerra civile e da un sistema politico basato sul controllo assoluto.

Il voto si è svolto domenica, con seggi presidiati da forze di sicurezza e un’attenzione simbolica al rito democratico: urne sigillate, scrutini pubblici, osservatori dell’ordine degli avvocati siriani. Ma dietro l’immagine di trasparenza si nasconde un meccanismo complesso e, per molti, ancora lontano da un suffragio libero.

Un parlamento a metà scelto dal governo provvisorio

Il nuovo Consiglio del Popolo sarà composto da 210 membri, con un mandato di due anni e mezzo.
Di questi, 70 saranno nominati direttamente dal presidente ad interim Ahmed al-Sharaa, mentre gli altri 140 verranno selezionati da sottocommissioni locali di 11 membri, anch’esse di sua nomina.

Le autorità giustificano l’assenza del voto diretto con la mancanza di dati censuari affidabili, dopo milioni di sfollati interni ed esterni.
In alcune aree – come la provincia di Sweida o le zone controllate dalle Forze Democratiche Siriane – le consultazioni sono state sospese per ragioni di sicurezza.

Criteri e limiti del nuovo sistema elettorale

Il regolamento impone una rigida selezione dei candidati:

  • il 70% dei seggi deve andare ad accademici o esperti riconosciuti,
  • il restante 30% è riservato a figure di rilievo delle comunità locali.

Questo meccanismo, spiegano gli osservatori, favorisce i candidati vicini al potere e limita la rappresentanza popolare.
A Damasco, ad esempio, 490 candidati si contendevano solo 10 seggi, con 500 elettori complessivi per ogni collegio: un rapporto che ridimensiona l’impatto reale del voto. Nonostante le criticità, le autorità definiscono il processo un passo avanti.

È la prima volta nella storia della Siria che le urne contano davvero

ha dichiarato Lara Eezouki del comitato elettorale nazionale.

I segni di apertura e la fragilità della transizione

I primi risultati mostrano una scarsa presenza femminile e minoritaria, ma emergono anche simboli di discontinuità. A Latakia, storica roccaforte del regime alawita, tre candidati sunniti hanno conquistato seggi parlamentari: un gesto di apertura in una regione segnata da recenti violenze settarie. La nuova deputata Rola Daya, avvocatessa e attivista, ha commentato:

Serve una giustizia di transizione per costruire la pace civile. Non basta cambiare i nomi, bisogna cambiare le regole.

Anche a Damasco si registra un clima di maggiore libertà nei dibattiti pubblici.

Non avevamo mai visto nulla di simile prima

ha affermato Rim Yajizi, candidata indipendente.

Una “democrazia controllata” alla prova

Il compito del nuovo parlamento sarà cruciale: scrivere una nuova costituzione e una legge elettorale che definisca il futuro politico siriano.
Eppure, il processo resta fortemente centralizzato. L’intero sistema – dalla selezione dei candidati al controllo dei comitati regionali – dipende dal presidente ad interim e dalle élite tecnocratiche che lo circondano.

Per molti analisti, questa è una “democrazia controllata”, costruita per gestire il cambiamento più che per consentirlo.
Un modo per garantire la stabilità senza rinunciare al controllo politico, in un Paese ancora frammentato tra milizie, potenze straniere e ferite sociali profonde.

La Siria post-Assad tra rinascita e illusione

Il voto del 2025 segna senza dubbio una svolta simbolica. Dopo oltre mezzo secolo di dominio familiare, milioni di siriani guardano a questo processo come a un primo passo verso la normalità. Ma resta da capire se la Siria post-Assad saprà trasformare questa fragile apertura in una vera transizione democratica, o se resterà intrappolata in un sistema di potere riformato solo in superficie. La speranza dei cittadini è chiara: voltare pagina senza tornare indietro. Il futuro della Siria, come spesso nella sua storia, dipenderà dalla capacità di coniugare libertà e sopravvivenza, riconciliazione e memoria — due parole ancora difficili da scrivere nella stessa frase.

Maria Paola Pizzonia