Ernest Hemingway morì il 2 luglio 1961, si suicidò con un colpo di fucile dopo l’ennesimo ricovero per depressione e allucinazione.
Il ricordo di Ernest Hemingway
La sua carriera da scrittore iniziò negli anni Venti quando, di ritorno dalla Prima guerra mondiale, si trasferì a Parigi. Una vita sregolata tra alcol e avventure, senza una dimora fissa perché il mondo non gli bastava, come luogo.
Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide.
Ernest Miller Hemingway nacqua a Oak Park, Illinois, il 12 luglio 1899, ereditò dal padre la sua passione per la caccia e la pesca. Sin da giovane, nella sua vita mostrò un certo talento verso la scrittura e, incoraggiato dagli insegnanti, si iscrisse alla scuola di giornalismo.
Nel 1917, a seguito dell’intervento degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, decise di arruolarsi come volontario per combattere in Europa.
Venne rimandato indietro, a causa di un difetto alla vista, ma non rinunciò anzi si arruolò nuovamente come autista della Croce Rossa.
Così come molti altri, al ritorno dalla guerra trovò difficoltà nel riadattarsi alla vita civile e, per questo motivo, soffriva di insonnia e solo l’alcol riusciva a consolarlo.
E, forse, proprio da qui ha inizio la sua vita fatta di alcol, avventure, viaggi senza una meta precisa (se non la vita stessa).
Visse in Francia, Spagna, Italia, Cuba, ecc. La sua vita fu ricca di popolarità, soddisfazioni, ben quattro matrimoni e infinite relazioni.

Per chi… vive di letteratura
Un mito della sua generazione, ammirato e apprezzato dalla “Generazione perduta”, compreso l’amico Francis Scott Fitzgerald e il sostenitore Ezra Pound.
Amava scrivere racconti e si guadagnava da vivere lavorando come giornalista, ma è nei romanzi che Hemingway da il meglio di sé.
Raccontava l’America da espatriato, forse era proprio questo il “valore aggiunto” della sua scrittura.
Addio alle armi, Per chi suona la campana, Il vecchio e il mare, Festa mobile, Il giardino dell’Eden, questi sono i titoli più conosciuti tra i romanzi di Hemingway.
Più che meritevole del Premio Pulitzer nel 1953 per Il vecchio e il mare e del Nobel per la letteratura nel 1954 per questi motivi:
… per la sua maestria nell’arte narrativa, recentemente dimostrata con Il vecchio e il mare, e per l’influenza che ha esercitato sullo stile contemporaneo.
Nonostante ciò, tutta questa fama non riuscì a placare la sua sofferenza. Nei suoi ultimi anni di vita venne ricoverato in una clinica del Minnesota. I medici decisero di praticare su di lui l’elettroshock, cosa che gli causò una perdita di memoria.
Nulla di più tragico.
Un incidente o un suicidio?
Le dinamiche della sua morte non sono molto chiare, non lasciò nessuna lettera d’addio e non si può parlare di assassinio. La sua depressione e il suo senso di insoddisfazione fanno pensare a un suicidio.
Secondo molti Hemingway voleva solo pulire uno dei suoi amati fucili da caccia… forse un incidente.
Wikipedia, invece, riporta:
Pochi giorni prima, Mary lo aveva sorpreso con un fucile e delle cartucce in mano, ma egli le aveva risposto che intendeva soltanto “dargli una ripulita”. Allarmatissima, lei aveva riposto l’arma nell’armadietto e l’aveva chiuso a chiave.
La mattina della domenica del 2 luglio Mary fu svegliata da un forte colpo. Hemingway si era sparato mettendosi la canna del fucile in bocca ed era morto. Aveva trovato le chiavi dell’armadietto sul tavolo della cucina, dove le aveva lasciate Mary.
Serena Votano





