Sta facendo discutere, in questi giorni, la lettera scritta da Filippo Turetta, in cui il ventitreenne, già condannato all’ergastolo in primo grado per il femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, dichiara di accettare la pena e di non voler andare oltre, chiedendo di rinunciare al processo d’appello. «Fin dall’inzio del mio percorso giudiziario», si legge, «ho fatto tutte le scelte possibili affinché questo potesse portare il più rapidamente possibile e in modo trasparente e sincero alla sentenza, qualsiasi essa fosse, tristemente consapevole che purtroppo in nessun modo essa potrà pienamente rimediare ed eliminare il profondo dolore e sofferenza che ho causato con le mie gravissime azioni a Giulia e a tutti i suoi familiari e parenti impedendole di vivere una piena e meravigliosa vita…».
Continua Turetta: «In questo momento ho maturato la convinzione e sento il bisogno per questi motivi e spinto dai forti sensi di colpa che provo ad assumermi la piena responsabilità per quello che ho fatto, di cui mi pento ogni giorno sinceramente dal profondo del cuore pensando a lei e a tutto questo e di prendere la scelta di rifiutare di affrontare i successivi gradi di giudizio e accettare la pena che ho ricevuto il primo grado. Dichiaro dunque di rinunciare all’impugnazione proposta in data 21 maggio… I miei difensori hanno preso atto della mia meditata e maturata decisione».
Il processo d’appello si farà, ma Filippo Turetta non sarà in aula
La missiva, scritta di suo pugno dall’assassino di Giulia, è destinata alla Procura generale, a quella ordinaria, alla Corte d’assise, che lo scorso anno l’ha condannato all’ergastolo, e a quella d’appello dove, il prossimo 14 novembre, dovrebbe avere inizio il processo di secondo grado. Sembra, dunque, che né Turetta, né i suoi avvocati, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, saranno presenti in aula. Presenzierà invece l’accusa, sostenuta dal pm Andrea Petroni, che ha impugnato la sentenza di primo grado e ha chiesto il riconoscimento della crudeltà e dello stalking, escluse dalla Corte d’assise.
Gino Cecchettin, padre della vittima, uccisa l’11 novembre 2023 con oltre settanta coltellate, ha così commentato la lettera: «Sul piano umano penso sia un percorso di consapevolezza che lui sta facendo verso il gesto che ha compiuto e il dolore che ci ha procurato, seppur mi risulta difficile capirlo».
Federica Checchia





