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”I Fiori del Male”, l’opera trasposta sul grande schermo

Charles Baudelaire al cinema

Charles Baudelaire, nato questo stesso giorno nel 1821, il “poeta maledetto” per eccellenza, le cui liriche hanno ispirato le anime di moltissimi artisti. Fra tutti, anche la Settima Arte ha voluto trasporre sul grande schermo i suoi Fiori del Male. Nel 2016 il regista Claver Salizzato dirige l’omonimo film, prodotto da Christian Vitale (CF Production): si tratta di un’opera in costume, ispirato al mondo poetico del capolavoro di Charles Baudelaire e che racconta l’inconciliabilità tra l’amore sacro e profano, attraverso tre ritratti di tre donne, tre cortigiane di tre differenti epoche storiche, dal ‘500 al primo ‘900.

I Fiori del Male - Frame del film
I Fiori del Male – Frame del film

Oggi noi di Metropolitan Magazine abbiamo intervistato per voi la co-sceneggiatrice del film, Patrizia Pistagnesi.

Fiori del male: da dove nasce l’idea della trasposizione?

MM : I fiori del male di Baudelaire. Da dove nasce l’idea d portare sul grande schermo una raccolta di liriche?

P.P. Il merito del titolo va a Claver Salizzato, già esisteva quando mi ha proposto la collaborazione. Non ho mai pensato, però, che andasse cambiato. La mia personale interpretazione, che credo di condividere con l’autore, è che, al di là dell’evocazione del capolavoro di Baudelaire, i ‘Fiori del Male’, in questo caso, alluda al desiderio femminile che il film si propone di interrogare e che resta il grande ‘buco nero’ di ogni sapienza.   

MM : Tre sono le eroine del film. Significa che la storia è raccontata dal punto di vista di tre donne?

P.P. A mio avviso, al cinema, e direi, in generale ormai, nell’audiovisivo, il punto di vista è sempre quello dello sguardo che attraversa il mezzo, macchina da presa, telecamera o smartphone che sia, e decide cosa e, soprattutto, come inquadrare. In questo caso si tratta di un uomo, ma la questione se quello sguardo si possa definire maschile o femminile è molto più complessa dell’identità sessuale biologica, come ormai si legge nella ricerca teorica più avanzata. Da parte mia, ho cercato, soprattutto tagliando, frammentando, spezzando, di suggerire, far intravedere, il mistero ontologico del desiderio femminile in donne che  sono state costrette a padroneggiare, ognuna a suo modo, il discorso del Potere, storicamente maschile, come del resto accade ancora oggi.   

I Fiori del Male - Frame del film
I Fiori del Male – Frame del Film

MM : Ci sono delle liriche di Baudelaire in particolare che la hanno ispirata nella stesura della sceneggiatura? Se sì: quali e perchè?

P.P. : Sono molto legata alle liriche, diciamo così, più ‘cosmologiche’ di Baudelaire, cioè quelle raccolte sotto il titolo Spleen et Idéal. Sempre secondo la mia sensibilità personale, è lì che colgo appieno, nel parlar d’altro, per così dire, come in ogni creazione realmente artistica,la geniale  e profetica intuizione da parte del Poeta della rivoluzione di Freud: inconscio, sessualità, istinto di morte.  

MM : I fiori del male è stato considerato dissacrante, spesso osceno. Lei cosa ne pensa? Anche il film è da considerarsi “dissacrante”in qualche modo?

P.P. : Senz’altro, lo è anche il film. Prima ancora che nei contenuti, nella messa in scena di Salizzato: ossessivamente professionale, malgrado le condizioni produttive, oggi che, tranne rare eccezioni, anche in presenza di notevoli budget, sui set  si ‘tira via’, per così dire. Una messa in scena, inoltre, libera da ogni condizionamento commerciale, culturalmente ‘modaiolo’. Una messa in scena che si prende la responsabilità di confrontarsi con Eros, divinità rimossa completamente dal nostro cinema.   

MM : La sessualità e la sensualità sono da sempre considerate “armi” delle donne, loro prerogativa. Ma allo stesso tempo là dove un uomo è un seduttore, una donna diventa una poco di buono… perlomeno nel passato. In qualche modo questa tematica è affrontata nei Fiori del Male?

P.P. : Direi che è il tema del plot, della trama del film. Secondo teoria e tecnica della sceneggiatura, si può dire che questo è il tema apparente, nel senso che appare con chiarezza, in evidenza nello svolgimento narrativo. Esiste poi, un tema profondo, sotteso, che agita il sottotesto del film, ed è appunto la questione del desiderio femminile nei termini in cui accennavo nella prima risposta.  

MM : A suo parere qual’è la spiegazione del titolo: I fiori del male?

P.P. : E’ un titolo plurisignificante per me. Omaggio al Poeta, a Eros, alle donne che hanno fatto la Storia nel disconoscimento degli storici, alla complessa ambiguità dei concetti di Male e Morte. E alla massima adorniana dei Minima moralia, molto frequentata, persino sulle buste di plastica, ma forse del tutto incompresa, secondo cui l’arte è magia liberata dalla menzogna di essere  verità.  

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