Il 23 maggio è un giorno dedicato al ricordo. Giovanni Falcone è stato la principale vittima di quel terribile gesto, ma con lui hanno perso la vita anche tre uomini della sua scorta e sua moglie Francesca Morvillo. L’obiettivo della criminalità organizzata 28 anni fa era quello di dare un messaggio forte e limpido: non dovete intralciarci. Oggi, 28 anni dopo, ci si rende conto di quanto il tempo e l’esperienza sappiano parlare più forte della morte. Da quel giorno, le coscienze di cittadini, giovani e milioni di italiani si sono svegliate.
Francesca Morvillo è nata a Palermo il 14 dicembre 1945, si laureò, giovanissima a soli 22 anni, in giurisprudenza. Fu il culmine di una brillante carriera accademica che la vide superare tutti gli esami del corso di laurea (eccetto tre) con il massimo dei voti e la lode. Come papà Guido Morvillo, sostituto procuratore a Palermo e suo fratello Alfredo, era destinata alla magistratura, come giudice del tribunale di Agrigento, sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale per i minorenni di Palermo. Tra gli altri ruoli di prestigio ricoperti, anche quello di Consigliere della Corte d’Appello.
Per molti anni la passione al primo posto della sua vita fu la Legge. Le nozze, celebrate nel 1979 quando aveva 34 anni, naufragarono presto. Fu proprio dopo la fine del primo matrimonio che la magistrata incontrò il suo futuro compagno di vita: Giovanni Falcone, all’epoca giudice istruttore al Tribunale di Palermo. Dovettero aspettare i rispettivi divorzi per poter convolare a nozze, nel 1989, dopo tre anni di convivenza. Fu una cerimonia discreta, come era costume all’epoca fra persone divorziate, celebrata dall’allora sindaco di Palermo, Leoluca Orlando con testimone, tra gli altri, il futuro leader del pool antimafia, Antonino Caponnetto.
Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, freschi sposi, avrebbero avuto solo altri tre anni di vita insieme. Le attività di Falcone con il pool antimafia ne avevano fatto un bersaglio per i vertici di Cosa nostra, che ne decrescono la condanna a morte. Il 23 maggio del 1992, trecento chili di tritolo misero fine per sempre alle vite di Falcone e Morvillo e a quelle degli agenti della scorta, Vito Schifani, Antonino Montinaro e Rocco Dicillo. Giovanni e Francesca furono sepolti insieme nella cappella della famiglia Falcone, al Cimitero di Sant’Orsola, a Palermo, salvo poi essere separati il 3 giugno 2015, quando la salma del giudice Falcone è stata trasferita al Pantheon di Palermo.
Insieme a Giovanni Falcone e agli agenti della scorta, 30 anni fa moriva anche sua moglie Francesca Morvillo
Quell’avvenimento è una storia di lotta, di sudore, di coraggio e di vita. Ma è anche la storia di una donna, Francesca Morvillo, che ha condiviso con il giudice Falcone gli ultimi anni della sua vita e che è morta, con lui, per la sua stessa causa. La sua figura è spesso rimasta nell’ombra, ma sarebbe interessante scoprirne qualche profilo vedendola non solo come la moglie di Falcone, ma come donna e come professionista.
Chi era Francesca Morvillo: la carriera
Forse non tutti sanno che anche Francesca era un magistrato. Da sempre cresciuta in un ambiente votato alla legge (il padre era sostituto procuratore e il fratello entrò in magistratura), si laurea a soli 22 anni in giurisprudenza con 110 e lode. È stata giudice del Tribunale di Agrigento, Sostituto Procuratore al Tribunale dei minori di Palermo dove ha anche ricoperto il ruolo di consigliere della Corte di Appello e infine membro della commissione del concorso in magistratura.
Quando conobbe Falcone, sapeva che avrebbe sposato non solo l’uomo, ma anche la causa. Sapeva che la sua vita sarebbe stata più difficile che mai, sapeva della scorta, sapeva delle vicende che avrebbero avvelenato la loro vita coniugale. Lo sapeva perché era dell’ambiente, ed era pronta a restarci dentro.
La vita con Giovanni Falcone
Francesca è stata la compagna di Falcone senza mai abbandonare la sua professione e continuando a dedicarsi alle vicende minorili. Tuttavia, dopo il fallito attentato dell’Addaura dove entrambi rischiarono di perdere la vita, Falcone accettò il trasferimento a Roma come Direttore degli Affari Penali del Ministero della Giustizia. A quel punto, la Morvillo chiese al CSM di essere trasferita a sua volta “per mantenere l’unità del nucleo familiare”





