Una valigia di sogni e poco più. Quando Francesco Rosario Capra parte da Bisacquino a Palermo, alla volta degli Stati Uniti, è soltanto uno dei sette figli di un fruttivendolo. L’emigrante italiano fa conosce il sogno agli americani. Da sconosciuto, trova la fortuna “nell’American dream“, e diventa Frank Capra. Il regista dai buoni sentimenti, più vicino a Walt Disney. E i suoi classici film, sono la prova che si può ancora sperare in qualcosa di buono.
Frank Capra, i film patrimonio dell’umanità

“Accadde una notte”, (It Happened One Night), 1934. È la pellicola dei record, precursore del genere “on the road” e della “screwball comedy“. La prima della storia a vincere 5 premi Oscar: miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista (Clark Gable), miglior attrice protagonista e miglior sceneggiatura non originale. Tratto da un dialogo del film: “Forse vi interessa l’uomo che si spoglia? È un simpatico spettacolo, ed è anche uno studio utile di psicologia, rivela il carattere: dimmi come ti spogli e ti dirò chi sei. Voglio scrivere un libro su questo. I metodici si tolgono prima la giacca, i distratti i calzoni, i romantici le scarpe“. Protagonisti una coppia di strani personaggi, che sulle prime si stanno antipatici, ma finiscono per innamorarsi. Mentre sotto si rivelano trame più “impegnate”: come lo scontro tra generi e stato sociale. Un copione scritto tra saggezza e ironia: “Vedete, per la psicologia di un uomo ci vuole una gamba di una donna“. Diventa celebre la scena di Gable a petto nudo.
Un personaggio a metà strada tra il matto del villaggio e il giullare, è protagonista nel film “È arrivata la felicità“, (Mr. Deeds Goes to Town), 1936. Con cui Frank Capra è vincitore del premio Oscar alla miglior regia. Un personaggio fuori dagli schemi, porta lo spettatore alla riflessione. Lo stile narrativo leggero e scorrevole, permette di ridere di tutto, dai grandi problemi dovuti al momento storico, alle piccole cose. Dalle battute del film: “Quell’uomo o è l’essere più stupido, più imbecille, più idiota del mondo, o è l’anima più bella che esista sulla terra“. Con una delle più divertenti scene di tribunale di tutto il cinema americano, grazie all’interpretazione di Gary Cooper, che da solo combatte contro un sistema palesemente ingiusto, lontano dai valori umani.
La commedia con happy-ending
“Orizzonte perduto”, (Lost Horizon), del 1937, è tratto dall’omonimo romanzo di James Hilton. Ottiene due Premi Oscar (miglior scenografia e miglior montaggio). Un film stranamente onirico e “felliniano”. Per l’ambientazione in un modo di lontana utopia. Come il romanzo, il film si ispira ad un antico mito himalayano: nei racconti locali, si favoleggia di una meravigliosa città il cui nome era Shamballa, in cui governavano con equità e saggezza numerosi anziani, depositari di un modo di vivere sano ed impostato sulla fratellanza. Le scene si svolgevano all’inizio e alla fine, tra le nevi perenni dell’Himalaya. E Capra compie un’operazione rivoluzionaria: invece di usare i soliti set irrorati di bicarbonato o gesso in polvere, completati da piume che simulavano i fiocchi di neve, fa girare con neve vera.
Con “Arsenico e vecchi merletti“, (Arsenic and Old Lace), del 1944, Frank Capra torna alla sua classica commedia degli equivoci, che qui si impreziosisce di noir. Il film è tratto da uno spettacolo teatrale di Joseph Kesselring ed è popolato da personaggi bizzarri e da siparietti trascinanti. In una delle scene: “Come posso sposarti? Io, il simbolo del celibato, ho schernito tutte le scene d’amore del teatro, ho scritto milioni di parole contro il matrimonio ed ora mi sono fatto accalappiare proprio dalla figlia di un pastore, e per di più da una ragazza di Brooklyn!“.
Cantastorie alla Frank Capra
Un film che non tramonterà mai è “La vita è meravigliosa” (It’s a Wonderful Life), 1946. Tratto dal racconto “The Greatest Gift“, scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern. Con James Stewart e Donna Reedtra protagonisti, ottiene cinque candidature ai premi Oscar. È la favola natalizia per eccellenza: sul punto di suicidarsi la sera della vigilia di Natale, arriva in soccorso di George Bailey, grazie alle preghiere sue e di amici e familiari, un angelo custode mandato da Dio per fargli capire quanto stia contribuendo a rendere il mondo un posto migliore. “Quando suona una campana un angelo mette le ali“, dice una battuta del film. In realtà nella parabola di George Bailey c’è molto di più di melassa e buonismo. Frank Capra, mostra come le decisioni e il destino di un unico uomo sono in grado d’influenzare la vita di molte altre persone.
“La vita è meravigliosa” è uno dei film preferiti di Steven Spielberg. Mentre Woody Allen dice: “Non mi piace La vita è meravigliosa, che mi fa venire voglia di strozzare quel melenso angelo di seconda classe. Il set è stato uno dei più imponenti mai utilizzati all’epoca dell’uscita del film. La fittizia cittadina di Bedford Falls è stata costruita in due mesi, su un’area di oltre 16 chilometri quadrati. E includeva 75 negozi ed edifici, un viale alberato arricchito da 20 querce. La trilogia di “Ritorno al Futuro” nasce su modello di questo classico delle feste. E il personaggio di George Bailey, è realmente Amadeo Giannini: figlio di immigrati italiani come Capra, e fondatore della Bank of Italy a San Francisco. Giannini. Fu uno dei primi a concedere prestiti a umili artigiani e a piccoli commercianti, che faticavano a ottenere credito. Frank Capra, che non dimentica mai le sue umili origini, diventa così, il primo regista a vantare “il nome sopra il titolo” di un film. Privilegio concesso in precedenza solo ai padri fondatori della Settima Arte, D.W. Griffith e Cecil B. DeMille. Ancora oggi usiamo l’espressione “alla Frank Capra”, per descrivere quel suo particolare stile.
Federica De Candia
Ph: aworldwithaview.it
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