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Frank Sinatra: la morte e la strana tomba

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Francis Albert Sinatra, noto a tutti semplicemente come Frank Sinatra, è stato un cantante, attore, comico e conduttore televisivo statunitense di origine italiana. Con una carriera durata dagli anni ’30 fino alla definitiva uscita dalle scene il 26 ottobre 1996, viene considerato il più grande interprete di sempre, nonché uno dei personaggi più carismatici mai esistiti.

Dopo una gloriosa vita piena di sconvolgenti avvenimenti (dalla travagliata vita sentimentale ai presunti legami con la mafia) si è spento la notte del 14 maggio 1998, alla soglia degli 83 anni.

Frank Sinatra: le cause della morte

Sinatra si contraddistinse sempre per la sua iconosciuta irrefrenabile personalità. Non lo avevano provato né i frenetici ritmi di lavoro a Las Vegas nei primi anni sessanta, né le tournée mondiali, né i due pacchetti di sigarette che fumava ogni giorno da quasi settant’anni, né la bottiglia di whisky che assumeva quotidianamente.

 A fine degli anni ’80 aveva iniziato ad accusare di banali problemi di memoria, a causa dei quali dovette farsi installare video wall durante i concerti per ricordare i testi delle canzoni, così come alcuni problemi fisici, come ad esempio l’asportazione di un tumore benigno all’intestino e i bruschi abbassamento di pressione dovuti al caldo che respirava durante le sue esibizioni canore.

Tuttavia, durante gli anni ‘90, il cantante, oltre all’età avanzata, iniziò a soffrire di problemi cardiovascolari ed era gravemente debilitato a causa di un ictus avuto recentemente. Voci di corridoio affermavano, inoltre, che convivesse con un presunto cancro, che però non è mai stato confermato dai familiari. 

Sinatra ha poi subito un ennesimo infarto, il quarto nell’ultimo periodo, che però questa volta gli è stato fatale. Morì, così, sussurrando ai figli le sue ultime parole: “I’m losing” ossia “Sto perdendo”.

Il funerale e la strana tomba

Il funerale di ‘Ol’ Blue Eyes’ si celebrò il pomeriggio del 20 maggio, trasmesso da oltre 100 canali, nella chiesa cattolica di Beverly Hills, alla presenza di 400 amici, tra cui molti celebri nomi a corsi a dargli l’ultimo omaggio. Ulteriore omaggio fu dato dalla città di Las Vegas quando, nella notte tra il 14 e il 15 maggio, tutte le luci si spensero come omaggio, mentre, dall’altro lato della costa, a New York, l’Empire State Building, si illuminò di blu, per ricordare i suoi occhi.

Fu sepolto a fianco dei suoi genitori nel piccolo cimitero di Cathedral City, il Desert Memorial Park, nella zona di Palm Springs, sotto una semplice lapide rettangolare di pietra, sulla quale è inciso l’iconico epitaffio ‘The best is yet to come’ (ossia ‘Il meglio deve ancora venire’), titolo di uno dei suoi maggiori successi.

Nella tomba, Sinatra, portò con sé un piccolo pezzo d’Italia: una cravatta rossoblù in onore della sua fede calcistica per il Genoa, di cui fu appassionato tifoso. A far compagnia alla cravatta anche una bottiglia di whisky ‘Jack Daniels’, che insieme a uno spruzzo d’acqua era il suo cocktail preferito e che chiama “A gentlemen’s drink”, un pacchetto di sigarette ‘Camel’, un accendino ‘Zippo’ e un rotolino di ‘Dimes’, monetine da 10 centesimi. 

Quest’ultimo è in qualche modo legato al rapimento del figlio, Frank Jr., nel 1963, ricordando quando in quell’occasione i sequestratori pretesero di essere chiamati solo da telefoni a pagamento non rintracciabili, a seguito della quale richiesta Sinatra iniziò a portare sempre con sé un rotolo di monete da 10 cent (costo dello scatto telefonico a quel tempo).

Francesca D’Oriano

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