Cinema

Frantic: Polansky omaggia il Maestro, questa sera in tv

A Parigi per un importante convegno medico, gli americani Richard Walker (Harrison Ford) e la moglie Sondra (Betty Buckley) si rendono conto di aver confuso le valigie al ritiro bagagli.

Quella che all’inizio pare una semplice complicazione logistica, si rivelerà ben altro. La moglie del dott. Walker sparirà misteriosamente dalla loro stanza d’albergo e all’uomo, sostanzialmente ignorato dalle autorità francesi, non resterà che mettersi da solo alla ricerca dell’amata moglie, in un crescendo di pericoli e complotti vissuti giocoforza al fianco della giovane Michelle (Emanuelle Seigner, allora compagna e poi moglie del regista).

Frantic: an american man in Paris

Nel 1988 Roman Polansky è di nuovo a Parigi, sua città natale abbandonata nel 1936, nemmeno adolescente, a causa del crescente antisemitismo che iniziava a montare in tutta la Francia.  Un ritorno in Europa che più che libera scelta è figlia della necessità del regista di allontanarsi dagli Stati Uniti, sulla cui testa pesa la gravissima accusa di violenza sessuale su una minorenne.

Per quanto Polansky viva e lavori da anni a Parigi, dove vi tornò anche prima del trasferimento negli USA, c’è molto della propria percezioni di sè nel disorientamento del protagonista interpretato da Harrison Ford. La vicenda in cui il regista e il fido sceneggiatore Gérard Barch scaraventano il dott. Walker e moglie è tutta costruita sul topos dell’uomo ordinario perso in terra straniera, travolto da macchinazioni più grandi di lui, costretto a gesti impensabili pur di portare a casa la pelle propria e dei propri cari.

L’uomo che non sapeva abbastanza

Un thriller, nella forma figlio di una certa lezione hitchcockiana, che il regista trasforma anche nella sostanza in un tributo tout court al leggendario regista inglese. Polansky infarcisce lo scorrere degli eventi di riferimenti ad alcuni dei momenti più iconici del cinema di Hitchcock, declinandoli secondo le proprie urgenze narrative e ottenendo così un equilibratissimo rimpasto tra le due finalità, creativa e celebrativa. Esemplare in questo senso l’iniziale scena della doccia di Walker e della scomparsa di Sondra, magistralmente costruita ed efficacissimo avvio di tutta la vicenda.

E poi l’inspiegabile rapimento, le vertigini dei tetti parigini, l’intrigo internazionale che si rivela nello scorrere della vicenda: omaggi espliciti e interessanti soluzioni narrative – i lunghi dialoghi in francese che vogliono aumentare ulteriormente il senso di  smarrimento e disagio del protagonista e del pubblico – capaci, soprattutto nella prima parte – di costruire un thriller teso e vibrante. La pellicola perde però di intensità nella seconda parte, man mano che ci si avvicina a una risoluzione dell’enigma un po’ troppo didascalica vista l’intensità ed efficacia delle premesse. Alla colonna sonora il maestro Morricone, stranamente sottotono rispetto ai propri inarrivabili standard.

Andrea Avvenengo

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