Attualità

Polemiche sul funerale dell’ex Boss a Messina, la replica di De Luca

La procura di Messina ha aperto un fascicolo per accertare se dietro al carro funebre che trasportava al cimitero la salma di Rosario Sparacio, fratello dell’ex boss Luigi “Gino” Sparacio, ci siano stati assembramenti.

Il decreto Conte vieta cerimonie pubbliche per evitare il diffondersi del coronavirus, per questo motivo l’ultimo viaggio di “Ziu Sarinu”, come era chiamato dagli amici, è diventato un caso sul quale indaga la Squadra Mobile.

Nell’occhio del ciclone è finito il sindaco, Cateno De Luca, che del rispetto delle norme contro il coronavirus ha fatto una battaglia personale, con toni spesso alti che sono sfociati anche in una denuncia per vilipendio da parte del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Il Sindaco e’ stato accusato spesso di eccesso di loquacità con modi a volte anche professionalemente discutibili e questa volta, per ironia della sorte, è stato attaccato per non aver alzato la voce sin dall’inizio. Dopo le accuse di ieri sera, oggi arriva anche la replica.

Le polemiche

Claudio Fava, presidente della commissione regionale Antimafia ieri sera ha dichiarato: “Mentre in Italia non si celebrano pubblicamente funerali né matrimoni com’è stato possibile che a Messina in cento abbiano accompagnato al cimitero il feretro del fratello di un capomafia? Dietro la bara di Rosario Sparacio, fratello del boss Luigi, sabato pomeriggio c’erano auto, moto, amici. Dal sindaco Cateno De Luca sempre pronto a rumoreggiare con la fascia tricolore al petto stavolta è venuto solo il silenzio».

Anche l’europarlamentare e responsabile per gli Enti Locali del M5S, Ignazio Corrao, attacca: “Quanto accaduto a Messina è davvero intollerabile, Cateno De Luca fa quotidiani show da sceriffo agli imbarchi dei traghetti additando come delinquenti gli automobilisti che fanno rientro in Sicilia e poi consente che nella sua città si riuniscano ed escano in corteo decine e decine di persone per il funerale di parenti di mafiosi». Per il deputato Francesco D’Uva, questore della Camera «è gravissimo e chi si fa garante dei messinesi sullo Stretto lo faccia anche sul territorio comunale: si faccia chiarezza, senza distinzioni”.

La replica di De Luca

La reazione del sindaco di Messina, Cateno De Luca, è arrivata con alcuni post sui social network: “Non si perde occasione per denigrare Messina e i messinesi. Ho appreso che l’on. Giulia Grillo, appartenente al M5S e cittadina messinese, ha pubblicato un post nel quale afferma che a Messina ‘la criminalità organizzata è privilegiata anche in periodo di lockdown’ riferendosi al presunto corteo funebre che sabato scorso, con un centinaio di persone a bordo di moto, accompagnava il feretro del fratello dell’ex boss Luigi Sparacio. La deputata si chiede anche cosa faccia il Sindaco De Luca nel frattempo. Preciso che la notizia è stata immediatamente ripresa da altri deputati regionali e nazionali pentastellati e dall’on. Claudio Fava, Presidente della Commissione antimafia all’Ars. I medesimi, piuttosto che attivarsi personalmente per accertare la verità dei fatti, hanno preferito alimentare delle bieche speculazioni politiche che sono state immediatamente riprese dalla stampa, lasciando intendere che si sia svolto un rito mafioso. Non accetto insinuazioni o accostamenti della mia persona alla mafia o alla criminalità in genere, per cui ho già dato mandato alla PG di identificare gli autori dei commenti su Facebook al post della Grillo, con i quali si esprimono dichiarazioni gravemente offensive nei miei confronti“.

De Luca continua “Se invece di strumentalizzare i fatti per attaccarmi si fossero accertati dei medesimi, avrebbero scoperto che venerdì scorso, nel primo pomeriggio, il signor Sparacio Rosario, già gravemente malato, è deceduto all’interno della propria abitazione. Constatato il decesso, trascorse le canoniche 24 ore di osservazione, nel pomeriggio di sabato 11 aprile il feretro è stato trasportato dall’abitazione fino al Camposanto in via Catania dove è stato deposto in attesa della tumulazione. Non si è trattato né di un corteo funebre né di una celebrazione religiosa, che sono peraltro vietati dalle disposizioni del DPCM come ribadite dallo stesso Arcivescovo di Messina che, da oltre un mese, ha vietato la celebrazione dei funerali. Dunque, quanto in modo becero è definito “corteo funebre con oltre cento persone” non è altro che un mero trasporto della salma per poche centinaia di metri, al quale si sono uniti, in modo estemporaneo, alcuni familiari del defunto, in numero non superiore alla trentina. Sulla partecipazione al trasporto del feretro da parte dei parenti e dei soggetti che sono ripresi nelle fotografie diffuse dalla stampa, sta già indagando la Questura, alla quale competono in via esclusiva questo genere di attività e sulle quali mi corre l’obbligo di osservare il massimo riserbo, ragione per la quale fino ad ora non ero entrato nel merito della questione. Non consento a nessuno di confondere il mio doveroso riserbo istituzionale con una forma di silenziosa complicità sui fatti. Stiamo assistendo ad un carosello di illazioni che non fanno onore ai deputati regionali e nazionali che le hanno diffuse e alimentate. Non intendo assecondare le strumentalizzazioni di certi politici, che colgono ogni occasione per ricavare un po’ di notorietà e gettare discredito sulla comunità messinese”.

Back to top button