Poco più di un mese fa Florence Welch, voce e volto dei Florence + The Machine, si è confidata con il Guardian, in occasione dell’uscita del nuovo disco, Everybody Scream, da oggi disponibile in tutti i formati. Nel corso dell’intervista, la cantautrice inglese ha raccontato le complicazioni legate a un aborto spontaneo, avvenuto durante il suo suo Dance Fever Tour. La rottura di una tuba di Falloppio le ha provocato un’emorragia interna che le è stata quasi fatale. Un’esperienza che l’ha toccata nel profondo, ma che si è rivelata essere anche «il momento in cui mi sono sentita più vicina alla vita, proprio mentre mi trovavo più vicina alla morte», come da lei stessa confessato.

La genesi di “Everybody Scream”, il sesto album dei Florence + The Machine

Florence
Il nuovo album dei Florence + The Machine, “Everybody Scream”, è disponibile da oggi

Da questo episodio, è scaturito il sesto album in studio del gruppo britannico londinese. Un’opera gotica e introspettiva, attraverso la quale la mistica sacerdotessa dell’indie rock tenta di elaborare il proprio trauma, senza mai crogiolarsi in facili pietismi ma, anzi, lasciando fluire ogni emozione vissuta, dalla disperazione alla paura, fino alla malinconia e a uno spudorato desiderio di rinascita.

Un aborto, oltre che la perdita di ciò che avrebbe potuto essere, con tutti i suoi strascichi emotivi, rappresenta anche uno sconquasso fisico per una donna. In questi casi, si ha la sensazione di non avere più il controllo del corpo, e abitare nuovamente la propria pelle non è un processo semplice. Welch si è rifugiata in molte letture riguardanti misticismo e stregoneria, e quelle pagine hanno dato una forma al suo flusso di coscienza, che si è in seguito concretizzato nelle dodici tracce che compongono l’album. Everybody Scream è forse il disco più complesso della carriera del gruppo, nonché il meno immediato. Florence non canta i brani, li recita, con una teatralità a volte sussurrata, e a volte, come il titolo dell’album suggerisce, urlata; in entrambi i casi, grazie alle sue incredibili capacità comunicative, il messaggio arriva forte e chiaro.

Le tracce

L’album si apre con la title track, già pubblicata come singolo. Chiunque abbia partecipato a un concerto della band sa bene come questo possa essere, in diversi momenti, associato a un Sabba: una danza tribale e istintiva, guidata dalla voce ultraterrena di Florence ed eseguita dal suo pubblico, che asseconda il suo canto da sirena. Everybody Scream racconta esattamente questo tipo di esperienza; è un coro di anime che acclamano l’artista, che a sua volta si consuma sul palcoscenico, mettendosi a nudo per se stessa e per gli altri.

In One of the Greats la cantante afferma di essere «riemersa strisciando da sotto terra/con le unghie rotte e la polvere in gola/sputando le mie canzoni così/che tu potessi cantare con me», e accusa i suoi colleghi maschi di potersi permettere di fare musica “noiosa” senza essere giudicati, in quanto uomini. Una frecciata ben mirata, e non casuale; a più riprese, nel disco, Florence evidenzia le difficoltà di essere una donna nel suo ambiente, ancora dominato dal patriarcato e da differenze di genere. La “resurrezione” descritta nel testo e anche in quello di The Old Religion contengono una reference piuttosto speciale, che la stessa autrice ha spiegato: «In realtà era basato sulla sesta stagione di Buffy, quando torna dalla morte. È resuscitata e quando torna dalla morte è un po’ arrabbiata. Spoiler, mi dispiace tanto, lei era tipo “Ero in paradiso, perché mi hai riportato sulla Terra? Questo è l’inferno”».

Misticismo, rabbia e disincanto

In tracce come Witch Dance e Sympathy Magic, la cantautrice si libera completamente delle catene sociali e si abbandona alla propria emotività. «Non cerco più di essere buona, non mi ha protetta come mi avevi detto» inveisce, mentre il dolore per ciò che ha vissuto si trasforma nel sollievo di essere ancora qui, seppur dolorante e danneggiata.

Perfume and Milk si concentra proprio sul lento e lancinante processo di guarigione, affrontato basandosi sulle proprie forze. La sua turbolenta relazione con l’uomo con cui ha tentato di avere un bambino la fa invece da padrone in Buckle e in Music by Men; l’amore si trasforma in risentimento, la gioia in tormento, e appare chiaro che quel rapporto inizialmente idilliaco non sia poi mai stato così perfetto.

In “Everybody Scream”, i Florence + The Machine cantano la vita e la morte

Kraken e Drink Deep narrano una mostruosità che viene da dentro, e sono probabilmente le tracce più cupe e gotiche di Everybody Scream, in cui rabbia e orrore si fondono con la potenza di un grido primordiale che ha il sapore della rinascita personale, della luce in fondo al tunnel, che forse non è ancora stata raggiunta ma che, seppur lontana, c’è.

La si intravede in You Can Have it All e, ancora di più, nella canzone che chiude il disco, And Love. L’amore non era ciò che Florence si aspettava, ma ormai è acqua (più o meno) passata. «Peace is coming» ripete nel brano, come un mantra, per convincere l’ascoltatore e, probabilmente, anche se stessa. Florence ha toccato con mano le fiamme dell’inferno, ha provato la sensazione di estraneità dal suo stesso corpo, ha cicatrici profonde, alcune delle quali resteranno lì per sempre. Eppure, nonostante tutto, è viva. Ammaccata e disillusa, certo, ma ancora presente a se stessa. E quella vita quasi perduta e poi riacciuffata in extremis è tutta racchiusa in un grido, lungo, potente, collettivo. Vivo.

Federica Checchia