Cultura

George Orwell: “In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”

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George Orwell, scrittore britannico di origini scozzesi che ha dato vita al genere distopico nella letteratura europea. Oggi è l’anniversario della sua morte, avvenuta il 21 Gennaio del 1950. Da sempre nemico di ogni forma di totalitarismo, lo scrittore ha avuto il coraggio di lottare per i propri ideali, anche andando contro le idee comuni del periodo. Nei suoi romanzi emerge tutta la sua aspra critica nei confronti della società del tempo, la disillusione verso le classi dirigenti e il disincanto verso una visione di vita che pare portare solo alla sofferenza.

George Orwell, una vita in bilico tra la scrittura e l’attivismo politico

George Orwell nasce in India il 25 giugno 1903. Da piccolo si trasferisce in Inghilterra con sua madre e le sue due sorelle. Orwell frequenta il college di St Cyprian a Eastbourne e in seguito, grazie a una borsa di studio, si iscrive al prestigioso Eton College. Questi sono anni difficili. È infelice e si sente un emarginato in un contesto di élite. Inizia ad assaporare le prime ingiustizie sociali. In questo periodo però comincia anche a coltivare i suoi interessi intellettuali.

Finita la scuola torna in India e si arruola nella Polizia Imperiale in Birmania. Finita questa esperienza militare, torna a Londra. Nel 1928 va a Parigi per lavorare come scrittore, ma finiti i soldi, fu costretto a lavori molto umili. Sia le esperienze londinesi, sia l’esperienza parigina gli forniscono spunti e materiale per il suo primo libro, “Down and Out in Paris and London” (Senza un Soldo a Parigi e Londra), pubblicato nel 1933. Qui  affronta il tema della povertà nelle due grandi capitali europee. Fu così che ben presto sviluppa un interesse per il socialismo e per le condizioni di vita delle classi operaie.

Nel 1932 Orwell accetta un lavoro d’insegnante e nei suoi successivi romanzi, “A Clergyman’s Daughter” (La Figlia del Reverendo) pubblicato nel 1935 e “Keep the Aspidistra Flying” (Fiorirà l’Aspidistra) pubblicato nel 1936, fa uno studio critico della borghesia inglese contemporanea e dei suoi valori. Decide poi di partecipare alla guerra civile spagnola e in seguito cerca di partecipare anche alla Seconda Guerra Mondiale ma viene respinto per motivi di salute. Di questo ultimo periodo sono i suoi romanzi più famosi in assoluto, quelli che lo hanno consacrato nell’olimpo degli scrittori immortali della letteratura occidentale.

I suoi romanzi più celebri

Nel 1944 pubblica il romanzo allegorico “Animal Farm” (La Fattoria degli Animali). Il libro è una satira pungente sulla Rivoluzione Russa. Il romanzo con un linguaggio semplice ed efficace racconta di un gruppo di animali che decide di ribellarsi al padrone umano, prendendo il controllo della fattoria. La pace dura poco e alla fine il gruppo dei maiali prende il potere sottomettendo il resto. Celebre la frase che sicuramente spiega tutta la morale del libro:

All animals are equal, but some animals are more equal than others” (Tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri)

Orwell soffriva di tubercolosi da diversi anni ma in questo periodo peggiora. Muore infatti nel 1950 poche settimane dopo la pubblicazione della sua opera più famosa, “Nineteen Eighty-Four”, un romanzo anti-utopistico in cui descrive un mondo futuro sottomesso a un governo tirannico, guidato dalGrande Fratelloche controlla la popolazione attraverso microfoni e telecamere.

1984: “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza”

George Orwell incentra 1984 (pubblicato nel 1949), proprio sul concetto di totalitarismo. Lo fa con la precisa consapevolezza di attaccare i regimi totalitari degli anni ‘30 e ‘40 del XX secolo. Attraverso il suo romanzo vuole dare un avvertimento alle “masse”. Lascia ai posteri una sorta di profezia che possa in qualche modo aprire gli occhi alla popolazione. Vuole che le “masse”, ora senzienti, possano comprendere ciò che avevano vissuto per evitare gli errori del passato. Il romanzo è una presa di coscienza critica nei confronti di una società malata in cui un individuo carismatico può influenzare ogni aspetto della vita di un singolo uomo, che perde la propria irripetibilità. 

Nel romanzo viene descritto un mondo futuro immaginario in cui è difficile per ogni individuo preservare la propria identità e valori fondamentali come la verità e la libertà. Impossibile in una società in cui i governi potranno manipolare la lingua e controllare la gente attraverso i media e la polizia. È questo il romanzo distopico per eccellenza. La distopia è il peggiore di tutti i mondi, la sottomissione ultima e assoluta. Il sogno di ogni sovrano che diventa realtà. Questa si contrappone all’utopia, che è il meglio di tutti i mondi, la libertà ultima e assoluta, il sogno di ogni cittadino che si avvera.

Orwell va a inserirsi quindi nel filone di letteratura britannica che utilizza le utopie negative per mostrare all’uomo gli scenari peggiori possibili. Orwell è uno scrittore di fondamentale importanza, non soltanto per le sue opere ma anche per l’esempio umano di attivismo incondizionato verso la causa dei diritti umani. Non solo la distopia, però, ha ispirato lo scrittore inglese, ma anche un forte impegno politico contro ogni forma di dittatura politica e mentale. Un rivoluzionario se si pensa al periodo in cui ha vissuto.

Ilaria Festa

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Rivista Digitale Gennaio 2022

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