Cinema

“Ghostbusters: Legacy”, la recensione del nuovo film sugli Acchiappafantasmi

È uscito il 18 novembre “Ghostbusters: Legacy”, il sequel dei due film usciti negli anni ’80 che hanno fatto la storia del cinema. Il cast principale di questo sequel è composto da Mckenna Grace, Finn Wolfhard, Carrie Coon, Paul Rudd, Logan Kim e Celeste O’Connor. Tuttavia, questa pellicola vede il ritorno anche di Bill Murray, Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Annie Potts e Sigourney Weaver, che riprendono i rispettivi ruoli originali.

La trama di “Ghostbusters: Legacy”

Rimasti senza soldi, la famiglia Spengler, composta dalla madre Callie (Carrie Coon) e dai suoi figli Phoebe (Mckenna Grace) e Trevor (Finn Wolfhard), si trasferisce nella cittadina di Summerville. I tre vivono in una fattoria isolata e tetra, ereditata dopo la morte del loro nonno Igor. Mano a mano i tre dovranno fare i conti con l’eredità lasciata da Igor e con misteriosi eventi soprannaturali.

L’eredità generazionale

Il titolo originale di questo capitolo, uscito il 18 novembre nelle nostre sale e presentato alla Festa del Cinema di Roma è “Ghostbusters: Afterlife” Tuttavia, il titolo “Ghostbusters: Legacy” (che sarebbe: “L’eredità degli Acchiappafantasmi“) è assolutamente azzeccato per questo episodio visto che si concentra tutto sull’eredità. I primi due film (rispettivamente, del 1984 e del 1989) erano diretti da Ivan Reitman, il padre del regista di “Ghostbusters: Legacy“, Jason Reitman. Non solo, il film stesso si focalizza sull’eredità lasciata, per l’appunto, da Igor alla sua famiglia. Il lungometraggio, pertanto, segna un passaggio generazionale dal punto di vista narrativo e dal punto di vista della paternità dell’opera. Per questo motivo, tale operazione si pone come mero revival ed è indirizzato soprattutto agli amanti dei vecchi “Ghostbusters“.

Tanto cuore da fare tenerezza

I difetti in “Ghostbusters: Legacy” ci sono, dai buchi di sceneggiatura agli errori registici (come il fatto di vedere Callie senza scarpe per poi averle addosso poco dopo e successivamente non averle di nuovo più) per poi passare al personaggio di Trevor che è inutile ai fini della storia. Non solo, la love story che instaura Trevor con Lucky (Celeste O’Connor) è debole e contribuisce ad appesantire la narrazione, cosa che non succedeva alla storia d’amore tra Peter (Bill Murray) e Dana (Sigourney Weaver). Le ragioni per cui Trevor sia nel film sono sia di natura commerciale (l’attore ha recitato nella serie televisiva “Stranger Things” con cui il film condivide alcuni aspetti) che di natura preventiva per il futuro, poiché Trevor potrà comunque essere un futuro Acchiappafantasmi.

Al contrario, Phoebe e il suo amico Podcast (Logan Kim) funzionano bene e le scene che vedono presenti i due personaggi sono le più divertenti. Phoebe, in particolar modo, funziona perché ha delle somiglianze con suo nonno Igor, aspetto che porta tale personaggio ad essere più interessante. Non era neanche facile gestire Igor dopo la scomparsa dell’attore Harold Ramis, ma quello che ne viene fuori è una mossa riuscita proprio perché fa lui da vero collante alle due generazioni. Indi per cui, nonostante i suoi difetti, il film è stato fatto con il cuore, provocando negli spettatori una forte tenerezza verso questo fenomeno cinematografico. Insomma, stiamo parlando di un’operazione di nostalgia che, al tempo stesso, dimostra come il franchise possa proseguire senza scordarci di chi ci ha fatto sognare nei precedenti capitoli. Attenzione a uscire dalla sala durante i titoli di coda, vi aspettano ben due sorprese.

Jacky Debach

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