Cultura

Giovanni Pascoli, l’estate e il mito della campagna: il locus amoenus dell’infanzia

D’Estate, una breve lirica in cui confluiscono tutti i temi della poesia di Giovanni Pascoli. Nel nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’Infanzia, l’atmosfera idilliaca della stagione estiva nella visione pascoliana.

D’Estate, Giovanni Pascoli: il fulgore della stagione estiva e la visione della natura

Pascoli Estate - Photo Credits: aiab.it
Photo Credits: aiab.it

Contenuta in una delle raccolte più note di Giovanni Pascoli, Myracae, D’Estate è una lirica breve in cui la Natura è descritta in tutto il suo rigoglio; la visione della natura nel pensiero pascoliano è estremamente positiva in quanto, il poeta, la concepisce come ”madre dolcissima”, nonché consolatoria.

Le cavallette sole
sorridono in mezzo alla gramigna gialla;
i moscerini danzano nel sole
trema uno stelo sotto una farfalla.

Un componimento semplice e breve in cui la protagonista indiscussa è la Natura che il poeta descrive in modo allegro e gioioso. Lo scenario è ornato dalla spensieratezza e dalla tranquillità che si evince dai versi; cavallette, moscerini e farfalle si esibiscono in uno spettacolo naturale che celebra la stagione estiva, fatta di luminosità e gaiezza. Il sole, la gramigna gialla arsa dalla calura e dalla luce solare, i moscerini che danzano e le farfalle che fanno tramare gli steli. Un’immagine bucolica i cui protagonisti sono la luce e il verdeggiare della natura, all’apice del suo rigoglio. L’armonia della scena dispiega le sue trame idilliache in una natura fiorente che resta immobile ad attendere lo schiudersi luminoso di una giornata estiva.

Il mito della campagna, il luogo di rimando all’infanzia e al fanciullino

Nella poesia D’Estate, Pascoli ritorna al mito bucolico della campagna; quel locus amoenus che rimanda alla natura e ai tipici luoghi dell’infanzia pascoliana. La natura in tutto il suo rigoglio diventa un mondo magico; un palcoscenico di meraviglia. Il mito della campagna simbolizza, minuziosamente, la poetica del fanciullino: la contemplazione sensibile di fronte alle piccole cose, disposizione tipica della purezza dei fanciulli. Giovanni Pascoli immagina le cavallette che, sotto il sole cocente, sorridono all’erba rinsecchita dalla tipica atmosfera estiva; nonostante la calura, il sorriso simboleggia il rigoglio e la vitalità di quel momento. Un’altra scena pastorale: un nugolo di moscerini che, alla fulgidezza lucente del sole, procedono in una danza festosa mentre lo stelo di un fiore trema sotto il battito d’ali di una farfalla; una visione intima in cui il poeta trasmette al lettore tutta la beatitudine e la letizia che la natura regala a chi sa accorgersi della piccole cose.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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