Gli Stati Uniti hanno sequestrato la petroliera Olina, nei Caraibi. Si tratta della quinta nave abbordata nelle ultime settimane, mentre Washington sta intensificando gli sforzi per frenare le esportazioni di petrolio venezuelano. L’imbarcazione, che secondo il database pubblico di spedizioni Equasis batteva falsamente bandiera di Timor Est, proveniva dal Venezuela.
Gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni all’Olina già nel gennaio dello scorso anno, quando aveva ancora il nome di Minerva M. L’amministrazione Trump, infatti, riteneva facesse parte della cosiddetta flotta ombra di imbarcazioni che navigano aggirando i controlli e sfidando le leggi.
Il sequestro della petroliera Olina è avvenuto all’alba
All’alba, marines e marinai della Joint Task Force Southern Spear hanno intercettato l’Olina nel Mar dei Caraibi «senza incidenti», come riferisce il Comando Sud degli Stati Uniti su X. «Ancora una volta, le nostre forze congiunte interagenzia hanno inviato un messaggio chiaro questa mattina: non esiste un porto sicuro per i criminali».
La nave aveva lasciato il Venezuela la scorsa settimana, carica di petrolio, poco dopo la cattura di Nicolás Maduro, e stava tornando a pieno carico in patria, a seguito del blocco statunitense delle esportazioni. «Il localizzatore AIS (localizzazione) della nave è stato attivo l’ultima volta 52 giorni fa nella ZEE venezuelana, a nord-est di Curaçao» , ha fatto sapere la società britannica di gestione dei rischi marittimi Vanguard. «Il sequestro segue un inseguimento prolungato di petroliere legate a spedizioni di petrolio venezuelano sanzionate nella regione».
Federica Checchia





