Alla fine di aprile la Global Sumud Flotilla è ritornata in mare per poter raggiungere la Striscia di Gaza. Prima della partenza erano state segnalate possibili criticità che avrebbero potuto compromettere la spedizione e l’arrivo degli aiuti umanitari. Quelle che sono state, seppur brevemente, solo delle supposizioni, si sono concretizzate in breve tempo. A 960 chilometri da Gaza, la Marina israeliana ha intercettato 22 delle 58 imbarcazioni rapendo dei civili. Attualmente la procura di Roma ha aperto un’indagine per sequestro di persona.
Aperta un’indagine per sequestro di persona: si parla dei civili presenti sulla Global Sumud Flotilla
Quanto accaduto agli attivisti presenti sulle imbarcazioni abbordate dalla Marina israeliana è estremamente preoccupante. L’arresto di 175 civili avvenuto in acque internazionali, secondo gli attivisti, non ha generato la giusta indignazione. Le indagini sono partite a seguito di diversi esposti avanzanti da associazioni e movimenti che riguardano Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, entrambi arrestati il 29 aprile e trasferiti in un carcere israeliano per essere interrogati. I due attivisti hanno affermato che le autorità li avrebbero legati, obbligati a restare in posizioni forzate e infine picchiati. L’attuale procedimento iniziato a Roma è contro ignoti.
La procura stava già indagano precedentemente «sugli attacchi dei droni, gli arresti illegittimi, i maltrattamenti e gli abusi subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla». L’intera procedura sembra essere riversata anche sugli altri attivisti che sono stati identificati, «privati di tutti gli effetti personali, dopodiché li hanno perquisiti imprimendo gratuita violenza». Successivamente, gli attivisti sono stati ammanettati «con delle fascette di plastica molto strette e li hanno obbligati a stare piegati, faccia a terra».
Stefania Cirillo





