Il video pubblicato dal Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha suscitato critiche dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Il filmato pubblicato online mostra il modo in cui gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono stati maltrattati fisicamente. Le riprese mostrano il Ministro della Sicurezza rimproverare i prigionieri sventolando una grande bandiera israeliana. I detenuti, nel frattempo, vengono ripresi mentre si trovano in ginocchio e con le mani legate dietro la schiena. «Benvenuti in Israele, noi siamo i padroni di casa», dice Ben-Gvir. Netanyahu ha scelto di rispondere all’operato reso pubblico online.

Netanyahu risponde al video di Ben-Gvir

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha affermato in una nota che Israele ha «tutto il diritto» di fermare «flottiglie provocatorie di sostenitori dei terroristi di Hamas rallentare nelle nostre acque territoriali e dal raggiungere Gaza». Tuttavia, il modo in cui il Ministro Ben-Gvir ha trattato gli attivisti «non è in linea con i valori e le norme di Israele». Le critiche, dalla diffusione online del video, sono giunte con gran forza. Ha preso parola anche il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, il quale ha affermato che quanto mostrato rappresenta un’«esibizione vergognosa» che ha «deliberatamente danneggiato lo Stato».

Ben-Gvir non è rimasto in silenzio, anzi. Quest’ultimo ha affermato che «ci sono persone nel governo che non hanno ancora capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo». Israele, sostiene il Ministro della Sicurezza, «ha smesso di essere un bersaglio facile». «Chiunque venga nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà uno schiaffo, e noi non porgeremo l’altra guancia», aggiunge.

Eppure, malgrado la gravità, le azioni sono rimaste impunite. Il mondo, afferma la portavoce della Flotilla Rania Batrice, non ha ancora reagito adeguatamente all’operato di Israele. Quest’ultima ha poi aggiunto in un’intervista: «Se si comportano così con europei, americani, persone dal Sudafrica e da tutto il mondo, figuriamoci che cosa fanno al popolo palestinese». Nessuna lettera occorre in questo momento, aggiunge Batrice, servono solo azioni concrete.

Stefania Cirillo