Quando, ormai oltre un decennio fa, Guè rappava “Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore”, difficilmente avrebbe potuto immaginare che, anni dopo, la sua musica sarebbe diventata parte integrante di La Grazia, l’ultimo film di Paolo Sorrentino. La pellicola, con protagonista Toni Servillo, è ora disponibile nelle sale italiane, dopo aver aperto l’ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Proprio in quell’occasione, il regista partenopeo aveva rivelato l’insolita collaborazione con il rapper meneghino. «Me lo ha fatto scoprire mia moglie», aveva spiegato in conferenza stampa. «Ci siamo conosciuti quando ho presentato Parthenope a Milano, è molto simpatico. Ho iniziato ad ascoltare la sua musica, e mi ha fatto avvicinare a lui anche una sua certa vena dolorosa. Dietro al 90% dei suoi testi, che non capisco per via dei miei limiti generazionali, ci sono delle intuizioni sentimentali molto belle».

Sorrentino aveva lodato la penna dell’artista: «I testi di Guè per me sono estremamente interessanti.Quando dice “Chiedo dopo perdono, non prima per favore”…per me, sta dicendo una cosa che mi ripeto almeno volte al giorno».

Guè elogia Paolo Sorrentino per il suo nuovo film “La Grazia”

Anche Guè sembra essere molto felice della sua incursione nella Settima Arte. In concomitanza con l’uscita del film, tramite un post sui social, il rapper -al secolo Cosimo Fini– ha così commentato la propria avventura: «LA GRAZIA. Il nuovo film di Paolo Sorrentino esce oggi in tutte le sale. Essere in qualche modo parte di questa opera per me è un grande onore, credo sia un punto d’arrivo per me e anche la mia gente. Paolo ha avuto la grandezza di entrare dentro quella che è la nostra cultura, se ne è interessato, l’ha approfondita, l’ha ascoltata e alla fine è nato un rapporto davvero speciale, lo scambio culturale più grande della mia carriera. La Grazia è un suo nuovo capolavoro, io ci sono dentro con un piccolo cameo e con Le bimbe piangono, rappato sapientemente da quel mito di Toni Servillo che nel film interpreta il presidente della Repubblica».

Nel lungometraggio, il personaggio interpretato da Servillo, il Presidente Mariano De Santis, ascolta per la prima volta il brano Le bimbe piangono grazie a sua figlia Dorotea. Da quel momento, la canzone diventa per lui un vero e proprio guilty pleasure, una piccola ossessione che impegna la sua mente e, al tempo stesso, gli regala una breve, ma significativa, pausa dalle proprie responsabilità istituzionali. Dopotutto, quando si ha il potere di decidere del destino dei propri cittadini -come accade in La Grazia– prendersi un momento per cantare a squarciagola un pezzo rap può essere un’inusuale, eppure salvifica, via di fuga.

Federica Checchia