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Hannah Arendt, la filosofia politica e la banalità del male

Benvenuti nell’universo femminile di LetteralMente Donna. Faremo un viaggio tra la prima e la seconda metà del 900′ negli Stati Uniti. Parleremo di totalitarismo, della banalità del male e di filosofia politica. Abbiamo dedicato questa puntata ad Hannah Arendt e alle sue opere

“Non era stupido: era semplicemente senza idee (una cosa molto diversa dalla stupidità), e tale mancanza di idee ne faceva un individuo predisposto a divenire uno dei più grandi criminali di quel periodo”.

Così Hanna Arendt descrive Adolf Eichmann nel suo libro “La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme”. Il male che aveva caratterizzato un acquiescente popolo tedesco era, per la grande filosofa di origini ebraiche, un sentimento banale privo di radici, di idee e di memoria. Un libro questo questo che lo comportò diverse accuse di minimizzare la Shoah. La Arendt si era già inoltre espressa sul nazismo nella precedente opera “Le origini del totalitarismo”. Un libro controverso che paragona la dittatura hitleriana allo stalinismo evidenziandone i collegamenti con l’antisemitismo.

La filosofia politica di Hannah Arendt

Un’intervista ad Hannah Arendt, fonte PhilosophyHub

Hannah Arendt è famosa soprattutto per la sua filosofia politica. Una delle sue opere più conosciute è senza dubbio “Vita activa” dove riporta il politico in una dimensione più umana e più legata alle sue teorie liberiste e pluraliste. In particolare la filosofa tedesca criticava apertamente la democrazia rappresentativa in favore di un sistema basato su forme di democrazia diretta. Difese, infine, il pluralismo come modalità di sviluppo di libertà politica e di uguaglianza fra le persone.

Il perfetto politico arendtiano

Chi fa politica, come scrive la Arendt in “Tra passato e futuro”, deve essere dotato di due importanti capacita. La prima è quella che i greci antichi chiamano del giudicare che la filosofa tedesca riflette nella capacità di avere il senso comune. Si tratta del buon senso a sua volta basato sulla natura del mondo intesa come realtà comune. La seconda capacità del politico è quella del persuadere ed è importante per entrare in empatia con la comunità.

Stefano Delle Cave

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Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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