Cinema

“The Human Voice”, recensione- Venezia77

“Pronto?, pronto sei tu? Io non sento niente! Pronto!”. Ve la ricordate Anna Magnani e la sua magistrale interpretazione nel remake di Rossellini ‘Una voce umana’ ? Chi se la scorda. Eppure, ci voleva Pedro Almodovar per farcela ricordare, in tutta la sua trasudante romanità, le sue corde più intime (specialmente quelle vocali). Certo, Tilda Swinton -protagonista- non è certamente una figura esteticamente vicina alla Magnani, e The Human Voice è un mediometraggio squisitamente modernizzato nei suoi vivaci colori (rosso predominante, come la passione). I sussurri al telefono ci ricordano, però, quella signorotta sul letto di una casa in un centro storico di Roma appesa al filo di una cornetta. Chissà che la Swinton non abbia preso ispirazione da lei? Sarebbe interessante chiederlo.

The Human Voice, come afferma il regista Pedro Almodòvarè un monologo con delle azioni precedenti dove la parola è tutto”. Il testo originale di Cocteau lo aveva ispirato già in passato, ad esempio ne La legge del desiderio e si è poi ripresentato in Donne sull’orlo di una crisi di nervi, ma qui, in questo cortometraggio , ha voluto lasciarsi andare all’abbandono e alla solitudine che esprime la pellicola. Le voix humaine, il titolo originale dell’opera teatrale di Cocteau del 1930, è stato d’altra parte fonte di ispirazione per molti altri registi, tra cui Almodòvar ricorda Roberto Rossellini che lo rielaborò in L’amore del 1948 con protagonista Anna Magnani. “Non mi ero mai visto riflesso nella donna che attende, ma anche io ho vissuto questa situazione, il dover aspettare invano”, dice ragionando ad alta voce sul motivo che potrebbe averlo spinto alla scelta dell’opera di Cocteau.

L’abbandono, la solitudine ma anche l’illusione che qualcosa che si desidera arrivi, quando in realtà non lo fa, è ciò che Tilda Swinton ha voluto trasmettere al pubblico. “Cos’è l’illusione per me?”, controbatte l’attrice ad una domanda positivamente provocatoria sul significato della parola. “Forse una delle illusioni con cui mi confronto maggiormente è la comunicazione. Mi intriga molto l’incapacità di esprimere i propri pensieri, di articolarli. In qualche modo il cinema ci dice che possiamo capirci, possiamo almeno provarci, possiamo cercare di guardare il mondo attraverso altri occhi”. L’illusione, la finzione del cinema possono quindi salvarci, aiutarci. “Andare al cinema significa iniziare un’avventura”, riflette Pedro Almodòvar. “Il lockdown ci ha costretti a restare a casa da soli, a viverla come luogo di reclusione, ma ha dimostrato che la fiction, la finzione, è importante. È stato uno dei modi per riempire il tempo. La finzione, e la cultura, sono assolutamente necessarie”.

The Human voice PhotoCredit: dal web
The Human voice PhotoCredit: dal web

“The Human voice” come un quadro di Fontana

La scenografia del corto assomiglia esteticamente a quella di un quadro artistico, nel fondale di ogni ambiente troviamo un quadro. Nell’ossessiva ripetizione di questo oggetto-feticcio (il quadro, appunto) Almodòvar ci sta dando una chiave di lettura interessante. Noi vediamo un quadro con una cornice, ma ciò che vediamo è solo un oggetto frapposto tra noi e la realtà, e allora “ecco il taglio!” (direbbe Fontana). Andare oltre è il messaggio, guardare al di là della tela e della cornice è la chiave.

Progetti futuri di Almodòvar

Mi sto proiettando verso una narrazione sempre più contenuta”, risponde alla domanda riguardo i suoi futuri lavori, “La materia sarà sempre meno, ma la analizzerà sempre più a fondo. In questo momento della mia vita voglio cercare ed investigare”. Ad ottobre comincerà la pre-produzione del suo prossimo progetto. Come ha affermato in conferenza stampa, ha scritto altre due cortometraggi originali, di cui uno dovrebbe essere un western, nei quali vorrebbe nuovamente sperimentare il senso di libertà e teatralità che ha provato con The Human Voice.

"The Human Voice", recensione- Venezia77
Photo Credits: Biennale di Venezia
 The Human voice Photo Credits: Biennale di Venezia
The Human voice Photo Credits: Biennale di Venezia
"The Human Voice", recensione- Venezia77
Photo Credits: Biennale di Venezia

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