Humanity Recensione | Humanity è un puzzle game interessante e stratificato, ma non “intricato” o inutilmente rigonfio di meccaniche. Bastano infatti pochi semplici imput per far girare gli ingranaggi del suo meccanismo, che una volta in movimento mette alla prova il giocatore e la sua capacità di percezione, prima ancora che il suo ingegno. 

Poi vabbè, il protagonista è un adorabile shiba inu che guida branchi di umani senza cervello verso… l’infinito? L’aldilà? Boh. Largo alle metafore allora, ai messaggi subliminali e alle visioni oniriche. Non tutti apprezzeranno la carica di apparente casualità che caratterizza la produzione, ma lo stesso vale per l’arte moderna. Humanity è proprio come una gigantesca statua di un cactus dorato, che al posto delle spine ha delle matite di Ikea per simboleggiare… il capitalismo? Chi lo sa: cambia volto a seconda di come ti muovi per guardarlo e giocarlo. 

HUMANITY RECENSIONE | TESTATO SU PS5 e PSVR2

Humanity Recensione

(Disponibile anche su: Xbox Series X|S, PC)

VOTO: 9 

+Meccaniche semplici per puzzle complessi
+Grafica e direzione artistica piacevolmente oniriche 
+Funziona benissimo anche in VR…
+Il Dualsense fa miracoli (di nuovo) 

-…però è evidente che non sia pensato per la VR 

Cani magici, alieni (?) e puzzle fuori di testa

Humanity lo dobbiamo al visual artist e designer Yugo Nakamura, la cui passione è sempre stata, non scherzo, capire quanti esseri umani potessero essere introdotti in un ambiente virtuale senza fargli perdere in fluidità. Più o meno. Sta di fatto che dalla Demo che si poneva come obiettivo scoprirlo nasce l’idea di base che porta a Humanity. Nel gioco interpretiamo un dolce cagnolino bianco che ha il compito di guidare una masnada di persone da un punto a un’altro nei vari livelli. I bipedi non sembrano essere in grado di badare a loro stessi, e senza la guida canina finirebbero ben presto lanciati nel nulla che circonda gli stage. 

Ben presto la situazione si complica, nonostante il cuore del gameplay resti invariato dall’inizio alla fine. Non solo dovremo tirare, spingere e direzionare gli umani, ma anche far fare loro da ponti per superare gap troppo larghi, e consentire ad altri di sopravvivere camminando loro sulla schiena. Assurdo, certo, ma mai quanto i Goldy: alieni altissimi che si nascondono da qualche parte nelle location liberamente ruotabili e tridimensionali, da acchiappare nel fiume in piena di persone che guidiamo per ottenere punti supplementari. 

Non ho parlato a caso di alieni. Anche se il gioco è volutamente misteriosissimo sul suo sfrenato nonsense, in parte per mantenerne intatta la purezza, in parte per conservarne la sregolatezza, ci sono momenti in cui vi chiederete “ah, ma non è che siamo in mezzo a una simulazione extraterrestre?”. Per esempio, quando dovrete non solo impartire direzioni tramite cartelli e altri oggetti posti sul pavimento, ma anche dotare di armi laser i vostri piccoli eserciti, per metterli contro costrutti quasi lovecraftiani. Da brivido.

Humanity Recensione

A proposito di tremolii: il dualsense fa miracoli in Humanity, permettendoci di avvertire con precisione passi, contatti con la scatenata ciurma al nostro seguito e vibrazioni dovute ai vari “effetti speciali” che andranno via via a popolare sempre più di frequente i nostri schermi. Il discorso vale per ogni dispositivo dotato di feedback aptico, come il PSVR2, pienamente compatibile con Humanity. Se osservato in VR, vi assicuro che il puzzle game è una delle esperienze più stranianti disponibili sul mercato. In senso positivo, ovviamente. Sfido chiunque a non vivere momenti extra-corporei osservando in modo così dinamico e naturale i folli corridori e la loro guida. Nonché le piattaforme su cui camminano e gli sfondi da “isekai” alla “sono caduto in un tombino e sono morto, ma poi sono risorto in un videogioco coi cani”

Menzione d’onore per le sonorità, compresi quindi gli effetti e non solo le musiche, del gioco. Hanno un non so che di rilassante, ma anche un ritmo che incalza, e che ti manda quasi in trance se ti ci concentri troppo. Mi hanno ricordato le basi di Katamari, un’altra serie che fa dell’incredibile il suo marchio di fabbrica. Non credo sia un caso…

Humanity Recensione, in conclusione: da provare!

Humanity non è un’opera perfetta, soprattutto lato tecnico. A volte il budget non stellare si fa notare con qualche compenetrazione di troppo, anche se apprezzo la semplificazione visuale dei personaggi umani. La visualizzazione in VR, poi, è evidentemente stata pensata e inserita in un secondo momento. Non è progettata attorno alle meccaniche di gioco. Lo dimostra il fatto che non c’è nessuna dinamica specifica resa possibile o migliore dall’utilizzo del visore e dei mitici nuovi controller a supporto (se non l’avete ancora fatto, potete leggere QUI la nostra recensione del PSVR2!). Per fortuna, non serve l’immersione “fisica” della VR per godere al meglio dei puzzle fuori di testa, iper soddisfacenti (una volta risolti) e onirici di Humanity: è a mani basse uno dei migliori platform/puzzle game degli ultimi anni.

Lorenzo Mango

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