In questi giorni non si parla d’altro che del caso Cinecittà. Un blitz della guardia di finanza negli uffici della società di produzione The Apartment Srl, avrebbe fatto emergere dati irregolari, e penalmente perseguibili. Atti relativi alla produzione di alcuni prodotti cinematografici. Nel mirino dell’inchiesta sembrava esserci l’amministratrice delegata Manuela Cacciami. Adesso, l’ad, non indagata, si difende.

Blitz a Cinecittà

Inchiesta che ha visto un blitz della guardia finanza negli uffici della società di produzione The Apartment Srl, controllata dal gruppo Fremantle, allo scopo di acquisire atti e documentazione relativi al film “Queer” e alla serie televisiva “M. figlio del secolo“, ovvero relativi agli anni 2022-2023, per fatti antecedenti all’amministrazione Cacciamani. Lo fa sapere la stessa ad in una nota.

“A seguito delle verifiche che ho effettuato presso la Procura della Repubblica di Roma, non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati a mio carico. La notizia diffusa da la Repubblica (due articoli sull’edizione cartacea del quotidiano, ndr) peraltro presentata come certa e mai in forma dubitativa, si è rivelata priva di qualunque riscontro e quindi destituita di ogni fondamento”. La vicenda, secondo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, riguarderebbe e risalirebbe alle perquisizioni avvenute la scorsa estate nella casa di produzione che Cacciamani aveva fondato, la One More Pictures.

La difesa di Cacciami

“In relazione agli articoli apparsi su “la Repubblica” nei giorni 11 e 12 marzo (rispettivamente “Tax credit, nuovo blitz a Cinecittà, indagata la manager scelta da FdI” e “Cinecittà, bufera su Cacciamani”), nei quali sono stata più volte qualificata come indagata per truffa, desidero precisare quanto segue.

A seguito delle verifiche che ho effettuato presso la Procura della Repubblica di Roma, non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati a mio carico. La notizia diffusa da la Repubblica, peraltro presentata come certa e mai in forma dubitativa, si è rivelata priva di qualunque riscontro e quindi destituita di ogni fondamento. L’unica iscrizione che mi riguarda è relativa a una contravvenzione amministrativa connessa – nella mia qualità di amministratore delegato di Cinecittà S.p.A. – a un’oblazione in materia di sicurezza di alcuni uffici (a soffitto basso), situazione che ho immediatamente avviato a regolarizzazione e che, peraltro, ho ereditato dalla precedente governance.

A dimostrazione di quanto precede ho ottenuto apposita certificazione ufficiale attestante l’assenza di indagini a mio carico, che ho già provveduto a trasmettere alla redazione di ‘la Repubblica’.

Resto convinta che la libertà di stampa rappresenti un valore costituzionale fondamentale per qualunque democrazia. Proprio per questo ritengo che essa debba sempre accompagnarsi alla massima responsabilità nella verifica dei fatti, soprattutto quando vengono attribuite circostanze specifiche che incidono in modo così grave sulla reputazione di una persona.

Il danno prodotto da una notizia priva di fondamento non riguarda soltanto la mia persona, ma coinvolge inevitabilmente la mia famiglia e i dipendenti di Cinecittà, che ogni giorno lavorano con professionalità per il rilancio e lo sviluppo di una delle realtà più importanti dell’industria culturale italiana. Confermo in ogni caso la mia piena trasparenza e la massima collaborazione nei confronti di qualunque Autorità”.

Doriana Gatta