A tutti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di fare una “ragazzata”. Un gesto innocuo e privo di malizia compiuto a causa della giovane età. Pur non conoscendovi sono certa che, tra le ragazzate fatte, nessuno di voi ha mai pensato di generare con ChatGPT un certificato medico fasullo. Camilla De Pandis, invece, precorre i tempi sfruttando nel modo meno avanguardistico possibile l’intelligenza artificiale. La risposta dietro questo gesto è meno giustificabile di quanto si possa pensare. Il disability pass, infatti, le serviva per saltare la fila agli Universal Studios di Orlando. Possiamo definirla ancora una “ragazzata” o, come suggerito dagli utenti, è una scelta consapevole ritratta dopo l’arrivo delle polemiche?
Il disability pass una “ragazzata”?
Il lavoro degli influencer e ciò che vi ruota attorno è per natura costantemente sotto i riflettori. Le notizie estranee al mondo social necessitano di testate giornalistiche o media affinché possano raggiungere visibilità. Per i content creator il discorso è ben differente, specie se quanto reso pubblico presenta delle evidenti criticità. Il caso di Camilla De Pandis, infatti, ne è l’esempio perfetto. La nota influencer e youtuber è stata sommersa da critiche e insulti per aver scelto di ingannare il sistema sfruttando un disability pass per persone “antisociali”. Ancor peggio, secondo gli utenti, l’essersi vantata delle sue “doti di recitazione” che le hanno permesso di passare i controlli e riuscire in questa notevole impresa.
Rispetto a quanto detto si sommano poi delle aggravanti riguardo l’incitamento e la coesione del gruppo. Pare, infatti, che ben dodici persone abbiano beneficiato e imitato l’uso del disability pass, il tutto accompagnato da risate e soddisfazione generale. Come detto da altri content creator un’azione alquanto svilente è stata filmata, editata e successivamente messa online. In più occasioni De Pandis avrebbe potuto rendersi conto, anche in fase di montaggio, di quanto fosse meschino trarre beneficio da disabilità reali e comprovate. Non solo per le persone che hanno scelto di rispettare civilmente la fila, ma soprattutto per coloro che hanno realmente dei disturbi psicologici certificati.
Non furbizia, ma violazione della vulnerabilità
Tra gli utenti che hanno esternato la loro opinione spicca quella di Beatrice Ferraresi, divulgatrice e studiosa di neuroscienze, che ha sollevato un punto fondamentale. Quanto fatto da Camilla non è indice di “furbizia” o “cinismo”, bensì il mancato rispetto della “vulnerabilità”. Se si arriva a sfruttare la fragilità come strumento o, come in questo caso, contenuto volto a ottenere like sussiste un problema. La difficoltà, poi, si riversa direttamente o indirettamente su chi ha realmente disturbi o patologie. Di per sé ottenere agevolazioni, pass o certificazioni richiede tempo e fatica. Ma include anche visite, accertamenti o analisi.
Se la procedura è già complessa, provate a immaginare, come suggerito dalla Ferraresi, quanto possa ingigantirsi quando chi, prima di te, ha sfruttato il tuo stesso pass come un gioco. Non importa quanto seguito tu abbia, quale sia la tua età o se il gesto è stato compiuto a cuor leggero. Sia privatamente che online bisogna interrompere la falsa morale del “ho sbagliato, mi dispiace” e pensare che sia sufficiente a cancellare tutto. A ogni azione inevitabilmente corrisponde una reazione e molti sperano che per Camilla De Pandis si traduca in un calo di follower.
Stefania Cirillo





