L’affaire Epstein-Mandelson sta facendo esplodere le tensioni interne al Labour, già al centro di enormi spinte centrifughe per il crollo del consenso per il governo e per l’impopolarissimo leader Keir Starmer, ormai circondato da voci di possibili dimissioni. È cresciuta la rabbia tra i parlamentari laburisti per la gestione dello scandalo da parte di Keir Starmer, compresa la sua decisione di nominare Mandelson ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, nonostante fosse a conoscenza della sua amicizia con il defunto finanziere.

Negli ultimi giorni, la vicenda ha assunto una dimensione più eclatante dopo che la Metropolitan Police ha annunciato l’apertura di un’indagine penale per presunto “abuso d’ufficio”, legata all’accusa secondo cui Mandelson avrebbe trasmesso a Epstein informazioni governative riservate e sensibili a livello finanziario mentre ricopriva l’incarico di ministro per le Imprese nel governo dell’ex premier laborista Gordon Brown tra il 2009 e il 2010. In base ai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense, Mandelson avrebbe inoltrato comunicazioni interne dell’esecutivo in un momento cruciale della risposta britannica alla crisi finanziaria globale. La comandante della Met, Ella Marriott, ha confermato l’inchiesta, specificando che gli inquirenti potrebbero ascoltare anche altri esponenti laboristi, tra cui lo stesso Brown.

Il caso Mandelson-Epstein si è spostato su Downing Street

Lo scandalo si è spostato su Downing Street e sulla decisione, presa appena un anno fa, di affidargli l’incarico altamente sensibile di ambasciatore a Washington. Le nuove rivelazioni “non possono essere liquidate come storia del passato”, perché chiamano direttamente in causa il giudizio politico del primo ministro in carica, Keir Starmer. Mandelson non era un nome marginale o lontano dal potere: era stato scelto personalmente dal premier come rappresentante del Regno Unito negli Stati Uniti, in una fase delicata dei rapporti transatlantici e alla vigilia di un possibile ritorno del presidente Donald Trump alla Casa Bianca.

Mercoledì, durante un’accesa seduta della Camera dei Comuni, i parlamentari laburisti hanno imposto al governo di fare marcia indietro sui piani di sequestrare i documenti relativi alla nomina di Mandelson, che includevano qualsiasi elemento che potesse danneggiare la sicurezza nazionale o le relazioni diplomatiche. Poiché i conservatori cercano di forzare un voto sulla questione e sotto la pressione dei parlamentari laburisti di secondo piano, tra cui l’ex vice di Keir Starmer, Angela Rayner, il governo ha ammesso che i documenti sensibili saranno invece inoltrati alla Commissione per l’intelligence e la sicurezza del Parlamento.

Intervenendo alla Camera dei Comuni, il premier ha accusato Mandelson di aver “mentito ripetutamente” al suo team sul rapporto con Epstein prima e durante il suo mandato a Washington. “Ha tradito il Paese, il Parlamento e il mio partito” ha dichiarato Starmer, aggiungendo di “pentirsi” della nomina e assicurando che, se avesse conosciuto prima l’intera portata dei fatti, Mandelson “non sarebbe mai stato avvicinato al governo”.

Per Starmer, il caso rappresenta una crisi della sua leadership: non solo mette in discussione la sua capacità di giudizio, ma rischia di indebolire la narrazione laborista di discontinuità etica e trasparenza, dopo anni di governi conservatori, rischiando tuttavia di non favorire i Conservatori, bensì Reform Uk, partito populista di estrema destra già in testa ai sondaggi britannici.

Le e-mail diffuse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sembrano confermare che l’amicizia tra Lord Mandelson ed Epstein è continuata, dopo la condanna del finanziere nel 2008 per aver indotto una minorenne alla prostituzione.