Lo scorso weekend al Teatro Biblioteca Quarticciolo ha debuttato in prima assoluta Cervus, uno spettacolo che nasce dal progetto Pillole tuttoin12minuti del Teatro Studio Uno. Il progetto è di Lumik Teatro, ovvero Ludovica Apolloni Gettj e Michele Demaria. Noi di MMI li avevamo già intervistati qui, ma ora abbiamo visto il loro Cervus e lo abbiamo recensito. 

Come scrive Battiatol’animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai”. Questo è il Cervus di Aaron Mark, drammaturgo contemporaneo americano che traccia con questa drammaturgia un complesso, profondo, brillante percorso narrativo portando in superficie le innumerevoli crepe della vita di coppia, ma più in generale la rovina umana dei singoli.


Cervus Ph © Luisa Fabriziani
Cervus – Foto di: © Luisa Fabriziani

Parliamo di una coppia che parte in auto da New York per un weekend nella casa di campagna all’indomani del funerale della mamma di lei. Durante il tragitto investono un cervo, e l’evento scatena una serie di psicosi, prima in lei poi in lui. C’è un manoscritto da leggere, un gatto scomparso, una figlia in città, una madre da poco seppellita, zucche, biberon, ma soprattutto ci sono bugie, omissioni, egoismi che i due hanno conservato in 25 anni di matrimonio.

Apolloni Gettj e Demaria sono Cynthia e Ken, e sono in scena, a bordo della loro auto. Luce e buio, luce e buio, l’intermittenza di un rapporto che ha poco da dire, o quantomeno poco di rilevante. Poi dal nulla sbuca un cervo, che è un pupazzone pieno di sabbia, lo investono. Lei vuole portarlo a casa, salvarlo, allattarlo; lui lo finisce con un pezzo della carrozzeria.

Cervus, Foto di: Luisa Fabriziani
Cervus , Foto di: Luisa Fabriziani

La scenografia che Lumik ha realizzato è funzionale. I colori sono quelli delle case di montagna: gli arancioni, colori indecisi come le ragioni dei protagonisti. E poi le camicie a quadri, le scarpe da trekking, tutto ci parla di un mondo fuori dal mondo, una realtà alterata, strade lunghe, case isolate. L’atmosfera è chiara, sintomatica di un universo conosciuto, e perfino Ludovica Apollonj Getti si lascia andare a un tipo di recitazione che è quello nordamericano (la voce tremante, il palmo della mano passato sulla fronte). Più umano invece, sebbene non sempre convincente, è Michele Demaria, che di questo spettacolo ha curato peraltro la traduzione del testo, la scenografia e la regia. Il suo Ken è schietto, divertente, e ricorda certi personaggi di Boris.

La prima parte dello spettacolo fila come un’auto tra i tornanti, ma messa in garage l’auto le intenzioni ristagnano e la magia del Cervus sbiadisce. Belle le sedute di psicanalisi col cervo parlante, illuminano il gioco scenico per un po’. Poi, dopo la doccia, lo spettacolo si raffredda definitivamente e il pubblico inizia a pensare a cosa ordinare per cena.

Nonostante la ridondanza di una seconda/terza parte che forse andrebbe ancora messa a punto, il lavoro è validissimo, e quando il pubblico esce dallo spettacolo ci sono le musiche evocative di Giorgio Mirto a riportarlo dentro la casa, a farsi carico del Cervus che c’è in ognuno di noi.

Cervus, Foto di: Luisa Fabriziani
Cervus, Foto di: Luisa Fabriziani

Cervus 

di Aaron Mark 

con Ludovica Apollonj Ghetti e Michele Demaria 

musiche originali Giorgio Mirto 

luci Michelangelo Vitullo 

assistente alla regia Bruno Prestigio 

traduzione, scenografia, e regia di Michele Demaria 

costruzione scene Ditta Lustrini 

Foto Luisa Fabriziani 

Produzione Teatro Studio Uno / Lumik Teatro