Tra i nomi più interessanti del panorama cinematografico attuale spicca quello di Ari Aster, regista, sceneggiatore, produttore e montatore statunitense. Noto per i temi controversi e divisivi che mette al centro della sua analisi, Aster ha costruito un linguaggio filmico in cui il perturbante si intreccia con il quotidiano, affrontando temi controversi capaci di affascinare e al tempo stesso di inquietare pubblico e critica.

A due anni dall’uscita di Beau ha paura, complessa commistione di tensione narrativa e dramma psicologico con protagonista Joaquin Phoenix, Aster torna al cinema con Eddington, la cui anteprima è prevista al Festival di Cannes 2025 e che si prepara, come tutti i film del regista, a sorprendere e a dividere, confermando la forza disturbante de suo sguardo sul reale.

Il tema della famiglia

Fotogramma tratto dal cortometraggio di Ari Aster “The strange Thing About the Johnsons“- Photo Credits Movie Mag

Che la personalità registica di Ari Aster fosse un unicum era già evidente nel 2011 quando si diffonde in rete il suo cortometraggio di laurea, The Strange Thing About the Johnsons, che in pochi mesi attira l’attenzione del pubblico per la sua capacità di affrontare temi controversi in una cornice di apparente normalità, quale può essere quella di una famiglia statunitense medioborghese. Ed il fulcro del suo cinema è proprio questo: l’esplorazione del germe “malato” in un contesto apparentemente ordinario e precariamente ancorato alle proprie convinzioni: il perturbante incontra il quotidiano e ne capovolge i capisaldi trasformando la consuetudine in incubo.

Il 2018 invece è l’anno di Hereditary – Le radici del male, film horror nonché vero e proprio esordio cinematografico del regista con un lungometraggio. Anche in questo caso la cifra distintiva è la commistione tra dramma e tensione costruita sulla carica emotiva in cui non è tanto l’elemento drammatico a qualificare il film, quanto l’horror. Ancora una volta la cornice è quella familiare che si riconferma terreno fertile per la costruzione di un genere che esplora le contraddizioni, l’alienazione, la paranoia a volte con un accento più marcato sul dramma, altre volte sull’angoscia.

Il viaggio tra traumi e paure

L’anno successivo è la volta di Midsommar – Il viaggio dei dannati, con protagonista Florence Plugh. La trama è semplice ma vincente anche in questo caso: un gruppo di studenti americani si reca in vacanza in Svezia per partecipare ad un festival molto particolare dai contorni subdoli e a tratti inquietanti. La cifra è quella tipica della filmografia firmata Aster: la costruzione della tensione alimentata da eventi inattesi, mai completamente tragici e mai completamente horror. L’atmosfera rarefatta del villaggio svedese e il sole perenne, in una fotografia artificiosa e opprimente, amplificano la dimensione del disagio ribaltando le regole del genere e sanciscono il film come uno dei più interessanti della filmografia di Aster.

Ancora, l’ultimo film del 2023, Beau ha paura, tratto da un cortometraggio che il regista aveva scritto e diretto qualche anno prima, Beau, del 2011. Il film narra di un viaggio quasi impossibile del protagonista, affetto da nevrosi e paranoie, per presenziare al funerale di sua madre. Un’odissea dei giorni nostri scandita da un ritmo soffocante e surreale supportato da una colonna sonora che riflette magistralmente lo stato mentale del protagonista, in bilico tra sogno e realtà, verità e proiezione che Phoenix riesce ad incarnare alla perfezione.

La paura come condizione dell’esistenza

Questo limbo tra orrore e catarsi è ciò che rende il cinema di Ari Aster un connubio perfetto tra fascino e dramma. Non esistono mostri veri, fantasmi, gli elementi tipicamente associati ad un film horror tradizionale: esiste la perdita e l’io che deve fare i conti con essa, ma anche con la colpa, con l’altro. Si tratta di un horror che si traveste da dramma psicologico e che ne scardina certezze e convinzioni mettendo lo spettatore in una condizione di angoscia e di disagio.

Ed è con il film in uscita, Eddington, che Ari Aster sembra voler ampliare ancora di più il suo universo, spostando l’indagine da un dolore individuale ad una condizione imprescindibile dell’esistenza. In fondo il cinema di Aster è un continuo tentativo di dare forma all’indicibile, di esplorare le ombre che si annidano sotto la superficie del quotidiano. Così, dopo aver indagato il trauma, la perdita, la difformità dei legami, Edidington si annuncia come una nuova immersione nell’abisso dell’umano, dove il terrore non deriva dai mostri, ma dalla consapevolezza di riconoscersi in essi.

Ludovica Povia