Paolo Sorrentino, premio oscar con il film “La Grande Bellezza”, è tra i registi più amati degli ultimi vent’anni grazie al suo modo unico di interpretare temi delicati e attuali, attraverso un realismo allegorico che li rende speciali.
Chi è il regista partenopeo della “Grande Bellezza”
Rimasto orfano all’età di diciassette anni, Paolo Sorrentino nasce a Napoli nel 1970, città in cui cresce fino ai venticinque anni. Dopo aver intrapreso la facoltà di economia e commercio, ed essersi reso conto che non era un percorso in linea con i suoi desideri, decide di abbandonare gli studi per trasferirsi a Roma e lavorare nel cinema, come regista.
Fin da subito si accosta a figure come Stefano Russo, debuttando con il cortometraggio “Un Paradiso”, nel 1994. Dopo una sgradevole esperienza come ispettore di produzione per il film “Il Verificatore” di Stefano Incerti, si lancia nuovamente alla regia, con il ruolo di aiuto regista per il cortometraggio di Maurizio Fiume, dal titolo “La Drogheria”.
Dopo una lunga serie di collaborazioni con nomi noti del panorama del cinema, esordisce, nel 2001, con il suo primo lungometraggio dal titolo “L’uomo in Più”, da lui scritto e diretto, e con protagonista Toni Servillo. Tale avvenimento lo consacra a tutti gli effetti come nuovo regista della scena cinematografica, ricevendo diversi apprezzamenti dalla critica, rimasta profondamente colpita dal suo modo poetico, duro e surreale di raccontare la realtà e gli eventi della vita.
Questo momento sancisce il vero inizio di una brillante carriera, caratterizzata da una serie di film unici nel loro genere, capaci di scuotere l’animo dello spettatore, nella speranza di aprirgli gli occhi su determinati temi e porsi le giuste domande in merito.
Il cinema di Sorrentino tra surrealismo e poetica dell’estetica
Da “La Grande Bellezza” a “Il Divo”, da “È stata la Mano di Dio” a “La Grazia”, passando per “Parthenope”, “The Young Pope” e “This Must Be the Place”, ogni lavoro di Sorrentino è caratterizzato da una visione cruda e al contempo dolce e poetica della vita, raccontando attraverso scene oniriche e surreali la brutalità dell’esistenza, le difficoltà dell’affrontare la solitudine e la complessità del fare i conti con la memoria e i ricordi.
Immergersi nei suoi film equivale a fare un viaggio attraverso la malinconia e la caducità della vita attraverso scene oniriche in cui si mescolano sacro e profano, surreale e cruda realtà, portando lo spettatore in un mondo che sembra lontano da esso, ma che in realtà gli appartiene, a prescindere dall’estrazione sociale o stile di vita, in quanto ogni individuo non è esente dalle proprie emozioni e dal dover fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte, che spesso rendono dura la realtà.
Grazie ai virtuosismi delle scene e a una profonda estetica del gusto, ogni film del regista partenopeo è un’opera d’arte grandiosa e irripetibile che folgora il pubblico e lo ammalia anche grazie alla bellezza dei dettagli, della luce, del taglio perfetto delle scene e dal carisma dei personaggi, i quali rendono ancor più unica l’opera.
Se uno dei compiti principali del cinema è quello di far riflettere il pubblico e la responsabilità del regista è quella di realizzare un’opera che sia all’altezza di tale compito, è possibile affermare che la grandezza e il talento di Sorrentino si esprimono egregiamente attraverso la sua arte, assolvendo perfettamente questi compiti.
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





