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Il corsetto -troppo stretto- dell’Imperatrice

È sempre molto interessante notare come nel corso della storia l’immagine politica delle famiglie reali andasse a coincidere con una percezione divina delle stesse e come, nelle iconografie popolari, i reali si siano sedimentati come figure quasi mitologiche. Da Maria Antonietta a Virginia Verasis di Castiglione, la storia ha collezionato racconti di donne impossibili, trincerate nei loro ruoli, pedine di una scacchiera giocata da uomini occupati a dimostrare la loro fragile virilità, spezzate nei loro bisogni, nelle loro volontà e, infine, messe alla gogna per aver desiderato di essere qualcuno oltre che qualcosa.

Corsage si apre con un coro di voci bianche che festeggia l’Imperatrice Elisabeth di Baviera (Vicky Krieps), davanti a lei si posiziona un intero plotone di uomini tronfi delle loro divise e dei loro finti baffi: non una donna compare sulla scena. Fin dall’inizio Marie Krautzer, regista del film, mette in chiaro quali sono gli schieramenti, chi sono i nemici e, altrettanto velocemente, le profonde e inestricabili trame che compongono la sua protagonista. Sulla scacchiera il gioco è impari: una contro molti, una donna contro un gruppo di uomini di potere, un’Imperatrice contro un’Istituzione. Una guerra, infine, che Sissi sa di aver già perso.

Corsage, una Sissi così non si è mai vista

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La principessa Sissi di Vicky Krieps è molto lontana da quella romantica di Romy Schneider. Questa volta Sissi è rappresentata in tutta la sua gloriosa umanità, tragica e patetica allo stesso tempo e, proprio grazie a queste caratteristiche, riesce a riconnettersi a un linguaggio universale che viaggia mille anni in avanti, fino a noi che siamo figliǝ di un mondo che non capiamo e che non riconosciamo. Di Sissi è stata sempre raccontata la sua storia d’amore con l’Imperatore austriaco Franz Joseph, eppure di storie che travalicano i limiti temporali l’imperatrice ne ha tante: dal mito della bellezza ai disturbi alimentari, dalla scoperta del piacere sessuale all’incapacità di dargli sfogo. Corsage si occupa di ridare dignità storica a un personaggio fondamentale dell’Ottocento, precursore di nevrosi del nostro millennio, di menti instabili, di bombe ad orologeria pronte a esplodere e frantumare tutto e, proprio per paura di questo, sempre messe sotto pressione, imbottigliate, oppresse.

Marie Krautzer decide di catturare l’imperatrice al soffio delle sue quaranta candeline, quando Sissi è ormai arroccata nelle dinamiche di corte, abituata alla lente di ingrandimento alla quale è sottoposta, ossessionata dalla bellezza e impaurita dalla vecchiaia. Si delinea una donna a tratti delirante e respingente che non molla mai la presa e rimane fedele alle sue nevrosi perché, pur nelle loro dinamiche di autolesionismo latente, rimangono le cose più reali a cui può accedere.

Corsage e l’importanza di dare giustizia alla storia

La storia di Krautzer si va a inserire in un filone cinematografico e narrativo contemporaneo che ha la volontà di ridare giustizia e veridicità alle vite di grandi donne che per anni sono state raccontate a vantaggio dell’ascolto maschile. Le autrici e gli autori di questi lavori – da Sofia Coppola a Benedetta Craveri– si occupano di un’attentissima decostruzione dei personaggi così come sono stati raccontati e cercano di riscoprirne un’interiorità che, inevitabilmente, è costruita sull’emotività degli eventi vissuti e del contesto in cui questi sono accaduti. Susanna Nicchiarelli, regista nostrana, è riuscita a fare di questo topic la costante dominante dei suoi ultimi lavori: Nico, 1988 (2017), Miss Marx (2020) e Chiara (2022).

Sarebbe impossibile non paragonare Corsage alla cifra stilistica di Nicchiarelli talmente bene le due registe sono state in grado di raccontare in chiave intimistica i ritratti di grandi donne, spogliandosi del bisogno di provocare empatia, di dover far piacere a tutti i costi i propri personaggi. Le donne disumanizzate della storia rivivono nei lavori delle donne contemporanee che decidono di riappropriarsi dei propri racconti e ridarne giustizia.

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Benedetta Vicanolo

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