Stringere forte qualcosa è il modo più rapido per non vederlo più, convinto che la morsa lo blocchi mentre in realtà sta già fuggendo. La sabbia che scivola tra mignolo e palmo nella più salda delle strette: come sprecare il tempo senza vedere da dove lo stiamo perdendo.
PEARL HARBOR
Attacco a Pearl Harbor, gli Stati Uniti scoprono la guerra straniera sul loro suolo. Le conseguenze sono immediate e nefaste, per tutti. La leva militare fa la sua incetta e nella rete raccoglie anche i pesci più esotici: da Bobby Jones a Sam Snead passando per Ben Hogan. Ma se loro sono i venerati oligarchi del golf noi siamo la democrazia, e dal suo interno nascono le storie più limpide.

(Credit: USGA)
STALAG
I soldati inglesi e americani prigionieri di guerra in Germania non ricevevano, per fortuna, lo stesso trattamento di chi avrebbero dovuto salvare. I membri della Luftwaffe (aviazione tedesca) confinavano i prigionieri della Royal Air Force e della United States Air Force in appositi campi chiamati “Stalag”, in particolare lo Stalag Luft III in Polonia. La clausura era perenne ma i prigionieri potevano studiare, suonare e praticare sport insieme. Se gli inglesi chiedevano una palla da calcio, gli statunitensi la volevano da basket, a questa poi rispondeva quella da cricket seguita infine dal baseball. Solo una sfera metteva tutti d’accordo: la pallina da golf.

(Credit: Zinkbaut)
MAZZE E…
Qualche sfida patriottica giova in una situazione di annullamento e quella golfistica metteva in campo valori equi, il problema era trovare l’equipaggiamento. Le mazze le porta l’avvocato svedese Henry Söderberg, responsabile della YMCA (Young Men’s Christian Association) che si occupava di fornire, tramite persone di nazioni neutrali come Svizzera o Svezia, attrezzatura sportiva ai detenuti. Le palline però non ci sono e non solo per i detenuti, perchè la loro produzione cessa con l’avvento della guerra, il materiale serve… ma per altro.

(Credit: Comstation)
PALLINE
L’ingegno dei carcerati si fa acuto e oltre ad escogitare un sistema di segni per avvisarsi dell’arrivo delle guardie, si creano le loro palline da golf. Chi prende la “Paglietta corta” sacrifica gli stivali per un bene comune: la parte alta in pelle viene usata per l’esterno, la gomma della suola per il cuore della pallina. Intorno al campo (di prigionia) si creano dei piccoli campi (da golf) con un bersaglio grosso come una cabina telefonica o degli alberi, ritornando alle origini del golf.

(Credit: American Air Museum in Britain)
CAVALLO
Un cavallo di legno per irridere il tuo nemico e farti beffa dei suoi ideali, ma con un epilogo decisamente diverso. Lo stesso mezzo con la morte al centro, ma questa volta usato per sfuggirle.
Tre prigionieri nel 1943 crearono un cavallo ginnico di legno e ogni giorno, per tre mesi, si allenarono e scavarono un tunnel all’esterno, nascondendo gli attrezzi al suo interno. L’evasione di Michael, Eric e Oliver non è tanto storica da farci un poema omerico, ma abbastanza per il film “The Wooden Horse”.
Con mezzi più classici avvenne la “The Great Escape” con tre tunnel profondi 9 metri e larghi 60 centimetri dai quali fuggirono 76 persone. 73 vennero catturate e contro il volere di Hitler ne giustiziarono 50, lui ordinò di ucciderle tutte, da monito per gli altri “Residenti”.

(Credit: Dailymail)
AQUILA
Se prima dell’obiettivo finale c’è il sacrificio più grande, allora il dolore per la libertà deve essere osceno e il golf è ormai un ricordo. Un trasferimento di 80km in quattro giorni e un nuovo campo da 14.000 persone, riempito però da 130.000 uomini. Dopo quattro mesi di sovrappopolamento forzato arrivano nell’aprile 1945 i loro simili: connazionali, colleghi e alleati liberatori. L’aquila più nera della storia è finalmente in gabbia.
Uno swing corretto con il sangue e che ora va a centro fairway, anche con un po’ di fade a renderlo più efficace, ma non oltre. Perchè con uno slice, il rough è sempre più vicino.
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