In principio, fu il mukbang. Nato in Corea del Sud nel 2010, e diventato poi famoso in tutto il mondo, il termine -una crasi tra i verbi “mangiare” e “trasmettere”– si riferisce a una trasmissione audiovisiva online, in cui una persona consuma del cibo mentre interagisce con il proprio pubblico. Una challenge nata per caso, che si è trasformata in un vero e proprio fenomeno culturale, con un corollario di conseguenze non necessariamente positive.
L’associazione cinese dei consumatori (CCA), un’organizzazione nazionale collegata al governo cinese che si gestisce beni e servizi nel Paese, ha denunciato quanto questo tipo di video, virali anche in Cina e seguiti da milioni di follower, promuovano idee «insalubri» sull’alimentazione, oltre a provocare un enorme spreco di cibo.
Il governo cinese sta provando a contrastare i mukbang

In un comunicato rilasciato martedì, la CCA si è scagliata contro quelle piattaforme che trasmettono questi «programmi estremi», in cui i creator ingeriscono quantità di ravioli, noodles e altri alimenti in quantità che «sfidano i limiti fisiologici dell’essere umano». Questa tipologia di contenuti, recita la nota, influenza in modo assolutamente negativo gli utenti più giovani, che rischiano di discostarsi dai tradizionali valori di parsimonia e frugalità e, per spirito di emulazione, potrebbero mettere a repentaglio la propria salute. L’associazione ha dunque chiesto ai content creator di evitare questo tipo di attività, e ai loro seguaci di non incitarli a continuare attraverso like o richieste esplicite.
Già nel 2020, la Cina aveva vietato i video che incoraggiavano gli sprechi, e nel 2021 aveva approvato una legge che li vietava espressamente. Le ultime iniziative governative, inclusa quest’ultima, sono finalizzate a contrastare l’aumento dell’obesità tra la popolazione, riscontrata dopo la pandemia.
Federica Checchia
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