Il parlamento del Belgio si è espresso con larga maggioranza a favore della proposta di legge del governo avanzata per abbandonare un piano del 2003 che prevedeva la graduale dismissione delle centrali nucleari del Paese. Al momento, le centrali attive sono due; inizialmente avrebbero dovuto essere chiuse entro il 2025, ma nel 2022 era stata posticipata di dieci anni.
A battersi per un’inversione di rotta è stata l’ala conservatrice del Parlamento che, da febbraio, sostiene il primo ministro Bart De Wever. Gli unici voti contrari sono stati quelli dei Verdi fiamminghi (Groen) e dei Verdi francofoni (Ecolo), vicini ad Alexander De Croo, capo del precedente governo, che ad oggi sono all’opposizione. Il dibattito si è concluso con 102 voti a favore, 8 contrari e 31 astensioni.
Il futuro delle centrali nucleari in Belgio
Entrambe le centrali nucleari ancora in funzione sono gestite dalla società energetica francese Engie, e ciascuna dispone di due reattori operativi. Secondo l’AIE, il nucleare rappresenta il 40% della produzione totale di energia del Paese, seguito dal gas con il 21% e dall’eolico con il 19%. Il governo intende «aumentare la quota di energia nucleare», ma è necessario un colloquio con Engie «per comprenderne le intenzioni».
Paesi Bassi e Svezia stanno progettando di costruire nuove centrali e, all’inizio di quest’anno, anche il governo italiano ha aperto la strada al ritorno all’energia atomica, venticinque anni dopo la chiusura degli ultimi reattori. «Questa non è solo una riforma energetica; è un passo decisivo per il futuro economico, ambientale e strategico del nostro Paese», ha affermato il ministro dell’Energia belga Mathieu Bihet.
Federica Checchia
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