Home Attualità Approfondimenti L’Italia del 25 aprile, Liberazione tra polemiche e retorica

L’Italia del 25 aprile, Liberazione tra polemiche e retorica

Anche quest’anno è arrivato il 25 aprile, festa della Liberazione nazionale. Tra tutte le ricorrenze laiche del nostro paese, questa è in assoluto quella più divisiva e in grado di scatenare accese discussioni.

Potrebbe sembrare un’inutile ripetizione, ma è necessario ribadirlo ancora: perché si festeggia il 25 aprile? Esso porta in se un duplice significato: la fine della Seconda Guerra Mondiale per l’Italia e la fine della dittatura fascista, che sull’Italia aveva governato per un ventennio.

La resistenza del 25 aprile, della nostra Liberazione

La resistenza partigiana (comunista e non) – strettamente legata alla Liberazione – è ancora terreno di scontro nel nostro paese, tirata per la giacchetta da ogni lato e strumentalizzata in un fiume di retorica. Da una parte troviamo i nostalgici del ventennio, persone che conoscono il periodo del fascismo attraverso ricordi sbiaditi dei libri delle superiori, che celebrano il “lutto della patria” e citano rappresaglie partigiane per screditare la Resistenza, dimenticando i rastrellamenti e le stragi nazifasciste di Monte Sole, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e via elencando; o che, senza di essa, l’Italia avrebbe fatto la fine della Germania, occupata e smembrata in varie zone di occupazione.

Dall’altra vi sono i sostenitori senza se e senza ma della lotta partigiana, che rifiutano di riconoscere gli eccessi e gli errori della Resistenza (specialmente in Venezia Giulia e lungo il confine con la Yugoslavia), e che si ostinano a non vedere come essa fu una vera e propria guerra civile durata due anni.

Claudio Pavone, in una sua opera ormai diventata un classico (Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, 1991) analizzava la guerra di Liberazione nel biennio 1943-1945, individuando ben tre direttrici di lotta all’interno di questa: una “patriottica” contro l’invasore tedesco, una “civile” tra italiani fascisti e non ed un’altra “di classe” tra componenti rivoluzionarie e moderate all’interno della stessa Resistenza.

Perché citare Pavone? Perché è necessario rendersi conto che la Resistenza e la guerra di Liberazione dell’Italia in generale non possono essere ridotte a semplice retorica “noi” contro “loro”: sarebbe troppo facile, troppo sbrigativo cancellare così quelle parti del nostro Paese che si schierarono sinceramente fino alla fine con la dittatura (per opportunismo o autentica fede) o con i partigiani. Sarebbe troppo semplice coprire con un velo di retorica gli errori della propria parte ed addossare ogni male all’altra, al nemico. Perché questo significherebbe non  comprendere fino in fondo cosa significhi, ancora oggi, la Liberazione.

La Resistenza fu, con tutti i suoi errori, il primo embrione della futura Italia democratica. Il poter affermare liberamente “governo ladro”, il poter professare una qualsivoglia fede politica, senza finire in carcere o al confino per questo. Ecco il vero senso della festa della Liberazione. La libertà di poter essere noi stessi e di poterlo mostrare senza paura agli altri. La libertà dalla paura.

E’ questo, oggi, il significato più autentico del 25 aprile. Tutto il resto è retorica ed inutile polemica.

Lorenzo Spizzirri