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Maggio 8, 2021, sabato

Il turismo di domani: flessibile, green e … ispirato al Grand Tour

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La strada per uscire dal tunnel della pandemia è ancora lunga, ma i motori scalpitano. Dopo mesi di ansia e restrizioni, la voglia di svago non fa che aumentare: lo dimostrano i ristoranti pieni, a dispetto del rischio di contagio che, pur variando di zona in zona, non è affatto scongiurato. La previsione, da più parti, è la stessa: un rimbalzo dei consumi atteso a fine emergenza, ferme restando le incertezze su quando potrebbe scattare – e in che forma – la tanto attesa era “post pandemia”. L’euforia dei consumi potrebbe riguardare in particolar modo il segmento del lusso, anche nel mondo Travel, complici i risparmi e lo stop forzato degli acquisti. In attesa che fiocchino le prenotazioni e che il settore turistico nel suo complesso riprenda il volo, abbiamo chiesto a Massimo Vanzulli, founder di Erga, una previsione sul futuro del settore.

La società di cui è fondatore ha scommesso sul turismo esperienziale per valorizzare le bellezze dell’Italia e del Mediterraneo. Cosa si aspettano gli operatori nei prossimi mesi?

“Come possiamo immaginare ci sarà una prima fase in cui i trasporti e la permanenza nelle strutture sarà ancora regolamentata. Ciò detto, speriamo davvero che in un futuro prossimo si torni finalmente alla normalità di cui tutti abbiamo necessità. L’ottimismo è d’obbligo, ma nessuno ha la sfera di cristallo: per sapere quando si riprenderà il comparto turistico e cosa succederà nel post Covid dovrei essere un indovino. Come di consueto, a noi operatori spetta il compito di osservare i cambiamenti e cercare di rispondere con prodotti e servizi all’altezza.”

Proviamo a delineare un ipotetico scenario post Covid dal punto di vista della domanda. Che cambiamenti possiamo immaginare nel comportamento dei viaggiatori?

“È ancora presto per capire se la tendenza alla destagionalizzazione avrà un peso, o se guadagneranno quote i pacchetti tutto compreso, per limitare le incognite dal punto di vista organizzativo. Credo che l’orientamento generale, in ogni caso, sarà rivolto alla flessibilità, sia in termini temporali che di destinazioni. Ovviamente, penso anche alla cancellazione gratuita senza penali, ad assicurazioni e ad altri servizi mirati che aiutino a ridurre l’incertezza. Certamente la sostenibilità continuerà a essere un aspetto fondamentale.”

Che ruolo potrebbe giocare il nomadismo digitale e la diffusione dello smart working in ambito ricettivo?

“Difficile dirlo. Le aziende stanno progressivamente diminuendo le postazioni di lavoro all’interno dei propri spazi; altre realtà si stanno orientando verso la creazione di spazi di co-working per i dipendenti e per agevolare i liberi professionisti. Speriamo che a valle dei licenziamenti – che temo arriveranno presto – ci sia la possibilità di scoprire nuove iniziative che favoriscano il reinserimento delle persone.”

E per quanto riguarda i viaggi di lusso? Oltre all’aumento della spesa, quali tendenze possiamo aspettarci?

“Mi piace pensare che il lusso sarà la possibilità sempre più articolata di capire le destinazioni, come succedeva nei Grand Tour a partire dal 1700: insegnavano i viaggiatori a vivere, a incontrare e a stare con persone diverse; valorizzavano l’arte, la cultura, il gusto. I viaggiatori tornavano diversi, con più strumenti per trasformare la realtà in cui vivevano, secondo un disegno più grande, più orientato al bene di tutti. Sarebbe davvero interessante esplorare questa filosofia di viaggio.”

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