Cinema

“Io, loro e Lara”, il Vaticano venne a vedere Don Carlo Mascolo stasera in tv

“Io ti volevo fare veramente i miei complimenti per il discorso che hai fatto in chiesa veramente molto bello, molto profondo e toccante. Io sono il fratello sacerdote, Carlo“. Don Carlo Mascolo missionario in Africa per oltre vent’anni. Dal villaggio dove, bisogna credergli, fa “il medico, il preside, l’agricoltore, il meccanico e lo sceriffo a tempo pieno”, decide di tornare nella caotica Roma. Per una profonda crisi esistenziale e di fede che vuole superare con il calore della famiglia. Ma, questa volta, davanti gli occhi di un uomo di chiesa, ci sono le ipocrisie di un paese e l’egoismo. Un sacerdote di oggi, come quelli che si incontrano nelle periferie, abituati a fare delle loro omelie, concrete opere di solidarietà in strada. Nonostante ciò, una rappresentanza dell’ordine, chiamò il regista. Preoccupati, credendo che fosse stata svilita la figura sacerdotale. Una tonaca accanto una bellezza come la Chiatti! “Tremendamente seri, vennero in quattro e vollero vedere il film“, racconta Verdone. Così, prima dell’uscita nelle sale, il film ebbe anche una benedizione: stasera in tv “Io, loro e Lara“.

Stessa cosa accadde con la Cei (Conferenza Episcopale italiana): erano in cinquanta, e quattro suore. Nessuno rideva. Su quelle poltrone parevano sfingi. Ma l’approvazione e un pace e bene, arrivò con sollievo. “A ben vedere è davvero la prima volta che interpreto un sacerdote” ha dichiarato Verdone regista del film del 2009, durante la conferenza stampa per il lancio. ‘Confessando’ una spiccata simpatia per il personaggio: “L’ho sentito molto vicino: non è un caso se ho voluto lasciargli il nome di Carlo…”.

Io, loro e… ‘tanti volti e poche maschere

In “Io, loro e Lara“, stasera in tv, il sacerdote, non sarà lo stesso di “Viaggi di nozze“, lo zio prete dall’interminabile predica al matrimonio di Giovannino e Valerianatanta serenità, tanto ottimismo, per voi, i vostri parenti…; o di “Un sacco bello“, don Alfio da Crotone, pane vino e parabole. Neanche quello di “Acqua e sapone“, il finto padre Spinetti e le sue locuzioni “con questo Cristo Che si immola“, ma, questo Don Carlo, resterà incredulo e indignato alla decadenza che ha davanti. E, spinto dalla generosità, si ritroverà in situazioni assurde. Con il suo candore, pronto ad assolvere e non condannare il prossimo. Con l’affettuosa tolleranza di chi si sente umano, debole e disagiato come gli altri. “Un parallelismo tra le nevrosi occidentali e i problemi dell’Africa”, dice Verdone, sicuramente un contrasto d’effetto.

Il rientro in Italia del Padre sarà traumatico: ad attenderlo una società schizofrenica, priva di rapporti umani. La sorella Bea (Anna Bonaiuto) psicanalista in esaurimento, e il fratello Luigi (Marco Giallini) broker cocainomane, sono diventati avidi e cinici, concentrati su se stessi. Incapaci di relazionarsi all’interno della famiglia. Il padre (Sergio Fiorentini), si è sposato con Olga (Olga Balan), la sua badante. Ma arriva Lara (Laura Chiatti), guida turistica, bella e dalla vita complicata, specialmente notturna: di fronte ad una web cam si trasforma in una semi nuda modella in tacchi a spillo. Che chatta con uomini dai finti nomi LALLO IL CAVALLO. E’ la figlia della badante, resterà solo un’amica? Verdone ha voluto nel film, la Chiatti con insoliti capelli scuri, per ‘normalizzare’ la sua bellezza e renderla più simile alla classica ragazza della porta accanto. “Non volevo essere uguale ai personaggi femminili dei film di Verdone, Eleonora Giorgi, Margherita Buy o Claudia Gerini“, agginge Laura.  

Missione sacerdote

“Il dolce mescolato all’amaro“. Questo voleva creare Carlo Verdone, in risposta ai produttori che chiedevano sempre un film per Natale. Stasera in tv “Io, loro e Lara“: la descrizione, sempre comica, diversamente non si può, della famiglia. Non tutta cenacolo e focolare, ma moderna. Attraverso un assortito campionario di squilibri e disfunzioni, che il regista e attore romano, continua ad analizzare nel presente. “Sono stato un pedinatore di italiani – dice Verdone – un osservatore maniacale del dettaglio, un’analista del peccato veniale. Assorbivo debolezze, tic e fragilità e le riproponevo in chiave di commedia. Il fumatore con il dito giallo di nicotina, il macho che si toccava il “pacco” per sentirsi un vero uomo, o il playboy che partiva per Cracovia con il sedile ribaltabile e il pettinino nella tasca della giacca, non esistevano soltanto nei film.” Malinconia e amara ironia, tutto è ancora incarnazione dalla realtà. Un film caro e mai dimenticato, perché dedicato alla memoria di Mario Verdone, padre del regista, scomparso nel 2009.

Da Danzica, città della Polonia, Don Carlo ha portato a sua madre il ritratto della Madonna appeso in camera da letto. Lui che è immerso nella lettura di ‘ETICA TEOLOGICA CATTOLICA NELLA CHIESA UNIVERSALE‘. Nel film Agnese Claisse che interpreta l’amica della nipote di Padre Carlo (la stessa che nel 1996 fece la parte della piccola Martina in Ferie d’agosto), è la figlia di Laura Morante. Mentre il ragazzo che in discoteca si prende uno schiaffo in faccia da Padre Carlo è Paolo Verdone, figlio di Carlo. Un ‘Don’ che fa miracoli questo Mascolo; a cuore aperto in una squilibrata famiglia, elemosina amore e incensa risate. “Io, loro e Lara“, stasera in tv il film di Verdone, dove si respira romanità, e si trova la parabola alla materialità del presente.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema.

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