Cinema

Irradiès, Rithy Panh a Berlino

Rithy Panh, registone cambogiano, materia per cinefili radicali è assurto alle cronache locali nel duemilaquattordici in quanto avversario agli oscar del nostro “La grande bellezza”, uscitone vincitore, con il documentario “The missing picture” sulla marcia dei Khmer Rossi su Phnom Penh e la ditattura di Pol Pot. Sei anni dopo torna alla settantesima edizione del festival del cinema di Berlino con “Irradiès”, ancora un documentario in bilico tra finzione e realtà.

Frame da "Irradiès" foto dal web. Irradiès
Frame da “Irradiès” foto dal web

“Irradiès”, il cinema cambogiano torna con Rithy Panh alla ricerca di una memoria perduta.

Con “Irradiès” il racconto si fa personale e attraverso il risveglio della memoria Rithy Panh racconta la sua storia, quella della sua famiglia soggiogata dalla dittatura e dal terrore. Espulso insieme ai suoi familiari dalla capitale Phnom Poth nel millenovecentosettantacinque dal regime dei Khmer Rossi. Il susseguirsi degli stenti e della miseria ha portato alla morte gran parte dei suoi congiunti più stretti costretti alla fatica nei campi di lavoro ai margini del paese, compreso il padre che da politico era la prima forma di rappresentazione sociale da rieducare per l’adattamento al nuovo governo di Pol Pot. Il giovane Rithy Panh, quindicenne, fugge verso la Thailandia in un campo di rifugiati, per poi trasferirsi e formarsi a Parigi fino agli anni novanta quando tornerà in Cambogia.

Frame da "Irradiès" foto dal web. Irradiès
Frame da “Irradiès” foto dal web Frame da “Irradiès” foto dal web Frame da “Irradiès” foto dal web

“Irradiès” è la missione che il regista cambogiano si propone di portare avanti con il suo lavoro e la sua arte per riportare e imprimere la memoria di errori storici e tragici da rivivere atttaverso le immagini per sopprimerle in fieri alla vita.

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