Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, nel secondo giorno di attacchi tra i due paesi, Israele ha colpito le infrastrutture energetiche iraniane danneggiando il principale deposito di carburante della capitale Teheran e un importante giacimento di gas. Ha attaccato anche i depositi di Shahran e di Shahr Rey, rispettivamente nella zona nordoccidentale e in quella meridionale di Teheran. L’Iran è tra i principali produttori ed esportatori di idrocarburi a livello mondiale. Sabato pomeriggio Israele aveva attaccato anche due siti energetici iraniani, nella regione meridionale di Bushehr, tra cui una delle aree del giacimento di gas South Pars, nella città portuale di Kangan. Il giacimento, che l’Iran condivide con il Qatar, è uno dei più grandi al mondo ed è fondamentale per le esportazioni del paese. Gli incendi sono stati spenti, ma la produzione di gas dello stabilimento è stata sospesa. È stata colpita anche la raffineria di Fajr Jam, sempre in questa parte del paese. “Israele ha oltrepassato una nuova linea rossa” attaccando i siti nucleari iraniani. Una dichiarazione che sottolinea tutta l’irritazione del ministro degli Esteri iraniano per gli attacchi israeliani ai siti del programma nucleare.

“Questa volta il regime sionista ha oltrepassato una nuova linea rossa del diritto internazionale, attaccando siti nucleari, vietati in qualsiasi condizione”, ha affermato Abbas Araghchi, attaccando il “regime israliano, è chiaro non vuole alcun accordo sulla questione nucleare. Non vuole negoziati e non cerca la diplomazia”.

Parole che suggeriscono l’importanza del programma per il governo iraniano e la crescita esponenziale della la tensione tra i due Paesi.

Venerdì, prima degli attacchi ai siti energetici iraniani, le preoccupazioni sull’approvvigionamento di petrolio ne avevano fatto salire il prezzo di quasi il 9 per cento sia sui mercati statunitensi che su quelli europei (nel weekend le contrattazioni si fermano). Come ritorsione l’Iran potrebbe bloccare lo Stretto di Hormuz, che divide il paese dalla penisola araba e da cui passa un quarto del petrolio mondiale: sabato il generale iraniano Esmail Kosari ha detto che il regime sta valutando questa possibilità.