Alicia Christian Foster, meglio nota come Jodie Foster compie oggi sessantuno anni, ma nonostante ciò ha alle spalle una carriera di oltre mezzo secolo. È una vita all’insegna della settima arte per una delle più apprezzate artiste del cinema americano, che nonostante i lunghi anni di carriera non accenna a fermarsi e continua a vivere con trasporto l’attività di attrice che la ha occupata per un’intera vita. Sì, perché nonostante sia nota principalmente per i suoi maggiori successi, tra cui l’indimenticabile nonché primo vero coronamento della sua carriera Taxi Driver, Jodie Foster lavora per piccolo e grande schermo da che aveva tre anni.
Alicia Foster nasce a Los Angeles nel 1962, arrivando per ultima in famiglia preceduta dalle sue due sorelle e il suo unico fratello. Non instaura mai un rapporto col padre, che abbandona la famiglia durante la gravidanza della moglie, ma cresce insieme ai propri fratelli (furono proprio loro a ribattezzarla col nome di Jodie), alla madre e alla compagna di quest’ultima. Enfant prodige, Jodie impara a leggere all’età di soli tre anni e a partire da quel momento partecipa alle riprese di numerose pubblicità, iniziando a farsi notare nel mondo dello spettacolo.
Jodie Foster, gli inizi con la Disney e l’exploit con Taxi driver

Grazie anche all’aiuto della madre, all’epoca produttrice a Hollywood, Jodie stringe un contratto con la Disney ed esordisce al cinema a soli dieci anni. Nel 1974 collabora per la prima volta con Martin Scorsese, che le offre una parte in Alice non abita più qui, e nel 1976 arriva il botto, sempre con Scorsese, nel famosissimo Taxi Driver. È questo un film particolarmente impegnativo per la piccola Jodie, che alla giovane età di tredici anni si trova ad interpretare una prostituta bambina. La madre farà di tutto per evitarle il trauma, impendendo di farle girare le scene più crude (affidate a una delle sorelle) e facendola seguire da uno psichiatra.
Con Taxi Driver Jodie è inserita a tutto tondo nel mondo del cinema americano: arriva infatti subito, tra i vari riconoscimenti, la prima candidatura agli Oscar. La piccola Jodie è ormai una grande star nota mondialmente; quello stesso anno partecipa ad altri quattro film e l’anno seguente fa le proprie valigie per l’Europa per lavorare in Francia e in Italia, recitando al fianco dei nostri Ugo Tognazzi, Mariangela Melato e Gigi Proietti. Ormai stanca di recitare, Jodie Foster prende un periodo di pausa dal cinema e dal 1977 al 1980 si allontana da quello stesso mondo su cui aveva ruotato la sua vita fino ad allora.
La crisi col cinema e la nuova consacrazione
Dopo il periodo di pausa dal grande schermo in cui Jodie termina i suoi studi, l’ormai quasi ventenne torna a recitare, ma subito riaffiorano i problemi: all’inizio degli anni ’80 è infatti perseguitata da John Warnock Hinckley, un ragazzo di venticinque anni ossessionato da lei che pur di farsi notare arriva ad attentare alla vita di Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti. Come se ciò non bastasse, Foster colleziona una serie di insuccessi che attirano numerose critiche da parte di pubblico e teorici. Nel 1988 arriva però la svolta: ottiene infatti la parte di Sarah Tobias nel film Sotto Accusa, che le vale il suo primo premio Oscar nel 1989.
Jodie Foster torna sulla cresta dell’onda e solo tre anni dopo si riconferma vincitrice del premio come migliore attrice per il ruolo di Clarice Starling ne Il Silenzio degli innocenti. Ormai tornata alla ribalta, Foster recita in numerosi film di successo tra cui vale la pena ricordare Nell del 1994, che le procura la quarta candidatura agli Oscar come migliore attrice. Nel 1997 è di nuovo sotto ai riflettori a causa del libro pubblicato dal fratello Buddy in cui egli mette in cattiva luce l’attrice dipingendo una famiglia travagliata. Nonostante ciò, Jodie riesce a superare le cattive voci e a confermare la riaffermazione della propria carriera, che dal 1980 non ha più avuto momenti stop; questo stesso anno ha infatti partecipato al film Nyad, portando avanti una passione lunga cinquantotto anni che non pare voler smettere di coltivare.
Dario Lucisano
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