Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi una donna che si è distinta nel campo dell’attivismo diventando premio Nobel per la pace. Il suo nome è Jody Williams è questa è la sua storia.
Jody Williams, da El Salvador al premio Nobel per la pace

Il pregiudizio e lo stigma sono stati conosciuti sin da subito da Jody Williams. La celebre attivista ha un fratello sordo dalla nascita a causa della rosolia contratta dalla madre durante la gravidanza. Questi si è aggravato nel corso degli anni a causa delle ristrettezze economiche della famiglia che non gli ha potuto fornire cure adeguate ed ha subito vessazioni da compagni e insegnanti. Una volta cresciuta la Williams è diventata. Un primo periodo d’insegnamento in Messico l’ha avvicinata alla questione delle popolazioni del Centro America e l’ingerenza degli Stati Uniti e alle relazioni internazionali. Per questo si è iscritta alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies ed ha iniziato a lavorare con il “Commettee in Solidarity with El Salvador” (Cispes). Si distingue per la sua lotta contro l’ingerenza degli Usa nelle questioni politiche di El Salvador e degli altri paesi americani
Dopo la laurea alla Johns Hopkins ed un’esperienza in Nicaragua, la Williams ritornò in El Salvador. Durante questo periodo si avvicina all’attivismo umanitario. In particolare Jody Williams lavorava per la Medical Aid e si occupava di individuare bambini e bambine mutilati a causa della guerra e di occuparsi del loro trasferimento insieme ad un familiare in un ospedale degli Usa dove venivano curati.
Le mine antiuomo
Grazie a questa sua esperienza venne chiamata dalla Medico International per occuparsi con la Vietnam Veterans of America Foundation di una campagna di sensibilizzazione mondiale contro le mine antiuomo. In un’intervista all’Avvenire la Williams afferma che “all’inizio non sapevamo come agire, solo negli ultimi due anni diventò chiaro che contava la collaborazione tra i governi, la Croce Rossa, le agenzie Onu. E allora la campagna è diventata enorme: da due Ong e uno staff di una persona – la sottoscritta – siamo arrivati a 1.300 Ong in 90 paesi”.
Il premio nobel del 1997
Per il suo impegno nella lotta contro l’uso delle mine antiuomo e per la pace Jody Williams ha ricevuto il Nobel nel 1997. La motivazione recita: “per la sua azione a favore della messa al bando e dell’eliminazione delle mine antiuomo. Al momento attuale si valuta che almeno cento milioni di mine antiuomo sono sparse in larghe aree di più di un continente. Si tratta di ordigni tali da menomare e uccidere indiscriminatamente e rappresentano non solo una gravissima minaccia per le popolazioni civili, ma anche un ostacolo allo sviluppo economico e sociale di molti dei Paesi coinvolti”.
Jody Williams si è poi dedicata dalla metà degli anni 2000 alla Women’s Nobel Initiative, un’organizzazione fondata da lei e da altre cinque vincitrici del Nobel per la pace. Sulle donne premio Nobel, ha detto all’Avvenire che “Le donne Nobel per la pace sanno che il mondo lo si cambia solo lavorando tutti insieme. Molti uomini premiati col Nobel credono invece che il premio sia stato solo merito loro. È per questo che noi donne premiate sappiamo fare squadra”.
La Fondazione Città per la Pace
Dal 2022 Jody Williams è anche presidente della Fondazione Città per la Pace in Basilicata. È un organizzazione che nasce nel 2003 su iniziativa della premio Nobel per la pace Betty Williams che si occupa dell’accoglienza ai rifugiati. Una fondazione che ha accolto dal 2012 1457 rifugiati provenienti da 31 paesi diversi. Spiega la Williams in un articolo su Repubblica che “di questi, più di 350 sono bambini con le loro famiglie e minori stranieri non accompagnati. Secondo il modello dell’accoglienza diffusa, sono ospitati in piccoli centri della Basilicata, garantendo loro un percorso di integrazione che coinvolge le comunità locali in un processo collettivo di crescita”.
Stefano Delle Cave
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