Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna che è stata un esempio per la lotta per i diritti civili e per il suo essere libera ed emancipata. Il suo nome è Josephine Baker e questa è la sua storia.
Josephine Baker, una donna libera in un America segregazionista

“Sapete che ho sempre scelto la strada più difficile. Diventando vecchia, sicura di averne la forza e la capacità, ho preso quel sentiero difficile e ho cercato di renderlo un po’ più facile. Volevo renderlo più facile per voi. Voglio che abbiate l’opportunità di fare tutto quello che ho fatto io, senza che siate obbligati a scappare per ottenerlo”. Sono parole queste, come riportato da Vogue, che ci fanno comprendere la vita di Josephine Baker che ha visto i suoi meriti riconosciuti da una terra straniera e non dagli Usa dove è nata. Quando ha mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo in America erano gli anni 20′ e non c’erano molte opportunità per una donna metticcia che aveva già vissuto un’infanzia difficile, povera e segregata.
La Baker, infatti, fu da sempre una donna che non rinunciò mai alla libertà e alla possibilità di esprimere tutto il suo talento su un palcoscenico. Per questo decise di trasferirsi in Francia dove divenne una star in grado di far valere a pieno la sua forza espressiva, la sensualità della sua danza e del suo fascino.
Erano gli anni in cui nei teatri di Parigi la rappresentazione dei neri si rifaceva ancora ai pregiudizi e agli stereotipi imposti dal colonialismo eppure la Baker non si fece fermare proponendo il suo modello alternativo, libero e osè che conquistò molti intellettuali e artisti da Le Corbusier a Pirandello che voleva dedicargli una commedia. Fu tra l’altro anche l’amante di Georges Simenon e si esibì con il suo famoso gonnellino di banane e il suo pazzo charleston in tutta Europa dove finalmente poté trovare quelle libertà che le erano state negate negli Stati Uniti. In Francia, infatti, costituì, adottando bambini di diverse etnie, la sua famiglia arcobaleno.
La guerra e la resistenza
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il clima di libertà di cui aveva goduto la Baker fu sconvolto vertiginosamente. A questo si aggiunse per Josephine Baker un periodo di cure in Marocco. Poi dopo, l’occupazione nazista della Francia del 1940, la celebre ballerina decise di unirsi alla Resistenza e di lavorare per il servizio segreto francese. La sua fama le permise di partecipare a molte feste importanti ed ascoltare e riferire molte conversazioni segrete utili agli alleati. La Baker raccoglieva e trasportava segretamente informazioni nascondendole nei suoi spartiti o perfino nella biancheria. Molte di esse furono utili per l’operazione Torch in Nord Africa. Per il servizio reso la Baker, che era diventata capitano, ricevette dalla Francia diverse onorificenze dopo la guerra tra cui la Legion d’onore.
Il ritorno negli Usa e la lotta per diritti civili
Nel 1951 Josephine Baker fu oggetto di discriminazione razziale nel famoso Stork Club di New York dove nonostante diversi richiami ai camerieri non le venne servita la bistecca che aveva ordinato perchè era una donna di colore. La Baker in quell’occasione conobbe Grace Kelly che s’indignò per quanto stava avvenendo e divenne poi sua grande amica per tutta la vita. In seguito la Baker presentò ricorso alla polizia per l’accaduto ricevendo diverse minacce. In particolare dovette fare i conti con la campagna mediatica del giornalista e opinionista Walter Winchell che la tacciò tra l’altro di maccartismo.
Questo non fermò la battaglia della Baker che nel 1963 fu a fianco di Martin Luther King nella famosa marcia a Washington divenendo una delle due sole donne nere a prendere la parola durante la famosa manifestazione in cui King pronunciò il leggendario discorso “I have a dream”. La Baker fu, infine, in prima linea per i diritti civili fino alla morte nel 1975 a causa di un’emorragia celebrale.
Stefano Delle Cave





