John Keats, morto a soli venticinque anni, ha avuto forse la carriera più straordinaria di qualsiasi altro poeta inglese. Una carriera breve ma intensa: pubblicò solo cinquantaquattro poesie, ma differenziate secondo un’ampia gamma di forme poetiche. Dal sonetto al romanzo, all’epica miltoniana, Keats formò nuove possibilità letterarie, grazie alla sua particolare fusione di energia, autocoscienza poetica e asciutta ironia.
John Keats: la trascendenza dell’io

Sebbene oggi sia considerato parte della tradizione letteraria romantica, durante la sua vita Keats non sarebbe stato associato ad altri importanti poeti romantici, e lui stesso era spesso a disagio tra loro. Al di fuori della cerchia di intellettuali liberali del suo amico Leigh Hunt, i recensori dell’epoca conservatori, attaccarono le sue opere come sdolcinate e maleducate, come opera di un novello “volgare poeta cockney” (John Gibson Lockhart).
Questo si deve principalmente alla mancanza di una formazione letteraria formale. Infatti, per gran parte della sua vita, Keats si dedicò allo studio della medicina, spinto dalla costante perdita dei suoi familiari. Ma fu forse la mancanza di questa educazione letteraria la fortuna postuma di Keats. La sua poesia fuori dalle forme, rende il poeta uno degli interpreti principali del poetico moderno. La grandezza mitica del classicismo del passato viene abbandonata in favore di una trascendenza tangibile e intangibile allo stesso tempo, grazie al soggetto principale insito nella sofferenza del cuore umano.
Keats fonda dunque la sua estetica su un’immaginazione scaturita dalle emozioni suscitate da esperienze reali (la sofferenza, l’amore, la felicità. In questo modo possiamo trascendere il nostro “io” a favore di esperienze sensoriali che comunque possiamo comprendere perché provenienti dal reale.
La contemplazione della natura
Uno dei temi principali della poesia di Keats è sicuramente la natura. Anzi, più che tema principale, possiamo descrivere la natura nella poesia di Keats come ispirazione e parte integrante delle stesse poesie. I due lunghi poemi “I stood tip-toe” e “Sleep and Poetry“, sono forse i migliori esempi per comprendere la contemplazione della natura dello stile romantico.
La poesia “I stood tip-toe” fu compilata a questo scopo, poiché Keats l’aveva iniziata come una trattazione del mito di “Endimione“. In questa poesia, Keats inizia con una lussureggiante descrizione naturale, come fosse un inno alla natura stessa. È infatti questa ad ispirare i poeti a cantare dolci canzoni di figure mitiche. Il poeta viene chiamato da un “canto ultraterreno” da un luogo di riposo del divino, “pieno nella speculazione delle stelle“.
Questo incontro del divino con l’umano è simboleggiato dalla relazione del mortale Endimione con la luna, Selene, e dà inizio a un mondo rigenerato di arte e poesia. Keats terminò questa poesia in dicembre e la chiamò “Endymion“, il suo primo uso poetico del mito. Con “Endymion” Keats raggiungerà il culmine della sua poetica, trasportando la sua crisi esistenziale all’interno di questo rapporto trascendentale.
Comprese che il male che affligge l’uomo può essere risolto solo su un piano che trascende l’individualità e diviene universale: il poeta, così disse, il poeta può incarnare qualsiasi cosa e qualsiasi persona e non ha in quanto poeta un’identità propria. La sua poesia tesa tra sogno e realtà, bellezza e dolore, gioia di vivere e cupo pessimismo, fece di lui uno dei maggiori autori del romanticismo inglese”
Citazione tratta dallo spettacolo teatrale “Sleep And Poetry” di Igor Geat
Il poema “Sleep and Poetry,” definisce un progetto poetico e un manifesto per il giovane poeta. La poesia qui si distingue dal semplice sonno o dal sogno, in quanto ad essere coinvolto è un dato più tangibile degli altri: il dolore della vita. Il “grande fine” della poesia è “che sia un’amica / per lenire le preoccupazioni e sollevare i pensieri dell’uomo“. Questa poesia è il suo tentativo più serio di trovare uno scopo per la letteratura all’interno della vita moderna, e afferma con coraggio che è iniziata una nuova poesia, un umanesimo moderno con radici nella natura e nel mito.
Gli ultimi giorni a Roma
Keats morì di tubercolosi il 23 febbraio 1821 in un appartamento in Piazza di Spagna a Roma, che ospitò anche il poeta inglese Percy Bysshe Shelley. Il poeta si era infatti trasferito in Italia, in seguito alla prima emorragia polmonare causata dalla tubercolosi. Malattia, che gli portò via negli anni precedenti, il fratello Tom e la mamma un decennio prima. Keats sperava nella risoluzione del clima italiano, più mite rispetto a quello della sua patria. Gli anni a Roma, però furono anni di agonia. La morte non arrivava e l’agonia era sempre più lenta e dolorosa. Keats si batteva, sperando di morire.
Ho la sensazione continua che la mia vita reale sia già passata, e di star quindi conducendo un’esistenza postuma.
John Keats, ultima lettera a Charles Armitage Brown
Venne sepolto nel cimitero acattolico di Roma sovrastato dalla grande Piramide di Caio Cestio. La sua lapide fu eretta nella primavera del 1823 e circondata da margherite, come da volontà del poeta. Sulla sua tomba, Keats non volle scritti né il nome, né la data di morte, ma semplicemente un breve epitaffio, che recita: Here lies one whose name was writ in water. Incisione coerente con la sua poesia: sembra alludere al continuo fluire dell’esistenza.
Martina Capitani
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Ph: John Keats e “Il sonno di Endimione” (1791, Anne-Louis Girodet) – Photo Credits Wikipedia.org





