Attualità

Julian Assange: al via il processo di appello sull’estradizione negli USA

Prende il via, presso l’Alta Corte di Londra, il processo di appello nei confronti di Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Verrà ridiscussa la richiesta di estradizione negli USA, precedentemente negata.

Londra, al via il processo d’appello per ridiscutere la richiesta di estradizione negli USA per Julian Assange, fondatore di Wikileaks

Prende il via il processo di appello presso l’High Court di Londra, nei confronti del giornalista e cofondatore dell’ organizzazione divulgativa WikiLeaks, Julian Assange.

Nel 2010, ha ottenuto la notorietà internazionale, dopo aver rivelato il contenuto di alcuni documenti statunitensi secretati, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning, riguardanti crimini di guerra, torture ed uccisione extragiudiziali con i droni.

Il processo riguarda il ricorso presentato dalle autorità di Washington contro la decisione di primo grado del giudice inglese, Vanessa Baraitser con cui aveva negato, nel gennaio scorso, la richiesta di estradizione negli USA delle autorità americane, solo ed esclusivamente sulla base delle condizioni di salute.

In base ai risultati delle perizie psichiatriche, la giudice aveva ritenuto fondato il rischio per cui, se Assange fosse stato trasferito in America e rinchiuso in una prigione sotto il regime speciale di detenzione SAM, caratterizzato da un feroce isolamento, avrebbe potuto suicidarsi. Nell’agosto scorso questa decisione è stata rimessa in discussione.

Le udienze previste sono due, ma per il verdetto finale ci potrebbero volere diverse settimane, se non proprio mesi, fino a un termine massimo indicato dai media entro Natale o i primi di gennaio.

Ecco le iniziative a favore di Julian Assange

Tutte le principali organizzazioni per la difesa dei diritti umani e della libertà di stampa, da Amnesty International e Human Rights Watch a Reporters Sans Frontières, si oppongono.

Fuori dall’aula, diversi attivisti si sono riuniti a favore di Assange, detenuto ormai da due anni nel carcere di massima sicurezza inglese di Belmarsh, pur non avendo più alcun capo d’imputazione nel Regno Unito e dopo i 7 già trascorsi da rifugiato presso ambasciata dell’Ecuador a Londra e la scelta di Quito di scaricarlo, a fronte delle pressioni americane.

La richiesta è che non venga estradato negli Usa, dove rischia una condanna a 175 anni, in tutta probabilità da scontare nel carcere americano più estremo, l’ADX Florence, in Colorado, dove sono rinchiusi criminali del calibro del re del narcotraffico, El Chapo Guzman e sia al contrario liberato. 

Tanto più come sottolineano i suoi avvocati, la compagna Stella Morris e i collaboratori di WikiLeaks, dopo quanto recentemente emerso sui piani della CIA.

Da un’inchiesta basata su trenta fonti interne al governo e all’Intelligence degli Stati Uniti è emerso che nel 2017, la CIA, allora guidata da Mike Pompeo, nominato da Donald Trump, avesse pianificate di rapire ed uccidere Julian Assange ed altri giornalisti di WikiLeaks.

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