Arte e Intrattenimento

Karl Popper, il filosofo della scienza e della libertà

Karl Popper-ritratto-fonte web
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Il filosofo Karl Popper nasce a Vienna nel 1902 e muore a Londra il 17 Settembre del 1994. Già nel 1934 pubblica quella che è definita la sua opera più importante: La logica della scoperta scientifica; dove sferra una critica nei confronti dell’empirismo logico e dell’induttivismo, i quali si fondano sul principio di verificazione. Secondo tale principio, una proposizione scientifica, può essere considerata tale, solo se è empiricamente verificabile. Per il filosofo austriaco, invece, il principio di verificazione è un’utopia, in quanto le teorie scientifiche non sono mai verificate empiricamente, dal momento che necessiterebbero di un numero infinito di prove.

Nel 1937 poi costretto delle sue origini ebraiche ad emigrare in Nuova Zelanda, scriverà “ La società aperta e i suoi nemici”, opera pubblicata nel 1945 che farà di lui anche un filosofo politico. Il pensiero in essa contenuto lo farà arrivare a noi come il maestro della liberaldemocrazia avversario di ogni forma di totalitarismo.

La formazione

Popper e Marx-immagine fonte web
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Karl Popper frequenta l’università di Vienna e nel 1928 consegue la laurea in Filosofia. Da giovanissimo viene conquistato dal pensiero di Karl Marx, tanto da iscriversi all’Associazione degli Studenti Socialisti e poi al Partito Socialdemocratico d’Austria. Scelte che rinnegherà molto presto, criticando aspramente la dottrina marxista fino a definirla un “credo pericoloso”. A soli 17 anni incontra Albert Einstein che condizionerà per sempre il suo pensiero. Più di tutto Popper è colpito dal suo metodo secondo il quale nessun esperimento potrà mai dimostrare la validità di una convinzione scientifica.

Capisce così, per la prima volta, che la scienza deve essere essenzialmente critica e il suo lavoro quello di mettersi costantemente in dubbio. Nel 1930 inizia il suo percorso di insegnamento alle scuole superiori che verrà interrotto dall’avvento nel nazismo. Emigra così in Nuova Zelanda dove per 10 anni insegnerà all’Università di Cunterbury. Nel 1946, a guerra finita, torna in Europa e si trasferisce in Inghilterra, dove comincia a insegnare logica e metodo scientifico alla London School of Economics. Popper rimarrà pensatore attivo, insignito di numerosissimi riconoscimenti, fino alla sua morte.

Razionalismo critico e principio di falsificabilità

Per descrivere il proprio approccio filosofico alla scienza, Popper usa l’espressione denominata razionalismo critico. Al centro del suo pensiero razionale c’è il principio di falsificabilità, la cui prima intuizione per lo studioso risale, come sappiamo, all’incontro con Einstein. Questo criterio, ancora oggi utilizzato come metodo scientifico, nasce in contrapposizione al metodo della verificazione, per cui una teoria scientifica si limita a cercare conferme nei fatti. Per Popper, invece, è ben più importante la ricerca di possibili confutazioni, ovvero falsificazioni, perché è questo il motore che muove la scienza; e soprattutto perché una teoria inconfutabile non può dirsi affatto scientifica.

Sono infatti molte le verità scientifiche che sono state confutate, così come restano potenzialmente confutabili tutte quelle attuali. Il valore della scienza è dunque nella sua rinuncia a ogni assolutismo in quanto “l’inconfutabilità di una teoria, secondo Popper, non è un pregio, bensì un difetto. La nostra conoscenza si accresce nella misura in cui impariamo dagli errori, poiché, secondo il filosofo, esiste una realtà indipendente da noi e dalla nostra conoscenza.

Popper spiega il suo pensiero-immagine web
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Il pensiero politico

Popper trasferisce le sue intuizioni in campo scientifico anche all’ambito politico. Così come deve essere rifiutato ogni dogmatismo e assolutismo nelle scienze, nella vita politica occorre dar battaglia a ogni possibile deriva totalitaria. Il valore più alto da difendere è dunque per Popper la libertà, anche in campo economico. Una tesi, questa, che incontrava il favore di Margaret Thatcher, che ha spesso attinto alla sua filosofia. La libertà di cui il filosofo scrive non è comunque per nulla vicina all’anarchia, essa infatti per essere tale, e consentire ad ognuno la stessa libertà di azione, movimento e pensiero, deve essere delimitata e garantita da regole precise.

Cristina Di Maggio

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