
Fu il tastierista di riferimento per gli amanti del progressive e ritenuto uno dei più grandi in assoluto nella storia del rock. Le mani di Keith Emerson hanno creato composizioni sonore di livello sublime e lo hanno reso un pioniere del progressive rock, condizionando la sua proficua carriera musicale ma anche la sua sfortunata fine.
La nascita del talento Keith Emerson
Keith Emerson nacque a Todmorden, nello Yorkshire, il 2 Novembre 1944. Fu iniziato al pianoforte dal padre, che suonava la fisarmonica, grazie ad un pianoforte da muro che la famiglia aveva in casa. Con quello, ogni settimana padre e figlio si esercitavano, almeno finché Keith ebbe una piccola ribellione per cui voleva passare alla chitarra. Ancora una volta fu il padre, però, ad indirizzarlo verso il suo vero talento, facendogli notare che se con la chitarra faceva fatica ad imparare, i tasti non avevano già più segreti per lui e lo spronò a continuare a suonare il pianoforte.

A catalizzare il talento del giovane Keith fu anche l’ascolto di tanta musica classica, come quella di Bach o di Sergej Prokof’ev. Keith era un giovane adulto proprio negli anni della rivoluzione psichedelica, tra il 1966 e il 1968, un periodo che si sposava perfettamente con la sua creatività vulcanica e aperta alle contaminazioni. Dopo essersi trasferito a Londra, tutto il suo potenziale talento fu infatti messo in atto nelle band con cui iniziò a suonare.
I Nice, gli EL&P e la musica da solista
Dopo le prime esperienze nei gruppi T-Bones e The V.I.P.s., Keith militò nei Nice dal 1967, formazione prog che amava miscelare rock, jazz e classica, e che fu vista come una delle prime band prog rock del mondo grazie alla fusione di elementi psichedelici tipici di quegli anni con il suono dell’organo Hammond.
Questo fu una scelta particolarmente fortunata per la sua carriera (Jimmy Page definì Emerson “il Jimi Hendrix dell’organo”) ma non fatta a tavolino dal tastierista, che in un’intervista parte di un documentario sul canale Jimmy spiegò:
“Mi sono appassionato all’organo Hammond per motivi di funzionalità. Non volevo per forza un Hammond, ma ad ogni live dovevo microfonare il pianoforte per non far cancellare il suono della mia tastiera da quello dalla chitarra e finalmente con l’Hammond non avevo più quel problema. Fu un suono che il pubblico premiò perché si percepiva la sua modulazione e il suo cambiamento in base ai miei movimenti. Oggi con i sintetizzatori elettronici questo dinamismo si perde: basta premere un bottone e suonare. Con l’Hammond era diverso.”

Proprio la sua simbiosi con l’organo Hammond lo portò a brillare all’interno di quella formazione, e dopo lo scioglimento dei Nice il suo ormai internazionalmente conosciuto talento lo convinse a formare una nuova band con Greg Lake dei King Crimson e Carl Palmer degli Atomic Rooster. Nacquero così, nel 1970, gli Emerson Lake & Palmer (EL&P), il gruppo con cui Emerson lavorò alla maggior parte della discografia all’interno di una band, e che negli anni vide cambiamenti di formazione e reunion, come con i Nice. Ma Emerson non si risparmiò nel lavoro da solista, creando anche musica per film, ma solo per quelli che davvero lo convincevano dopo aver letto il copione, come fece nel 1980 per “Inferno” di Dario Argento.
Una mente eclettica
Keith era un artista metodico nella sua scrittura ma estremamente intuitivo e con gusti musicali che abbracciavano blues, jazz, folk, rock e classica. Se le sue improvvisazioni toglievano il fiato a chi lo ascoltava, lui stesso riconobbe che, paradossalmente, l’avere una disciplina per cui prima scriveva su carta la sua musica e poi la studiava, lo aiutava anche nella creazione sul momento.
Keith era una persona allegra e cercava sempre di divertirsi con i suoi compagni di band anche fuori dal palco, ma una malattia alla mano destra gli tolse progressivamente non solo la sensibilità alle dita della mano ma anche la sua gioia di vivere. Senza l’energia che Keith sapeva innervare dalla sua mente esplosiva alle sua mani, la depressione causata dal peggioramento della malattia prese il sopravvento e lo portò a suicidarsi sparandosi un colpo alla testa nella notte tra il 10 e l’11 Marzo 2016
Francesca Staropoli





