Un brutto periodo per Kering, che vede i suoi debiti aumentare sempre di più. Il colosso del lusso infatti sta attualmente combattendo per evitare di essere assorbita dalla crisi di Gucci. Il piano è infatti quello di ridurre la dipendenza proprio da Gucci, in modo tale da alleviare la pressione. Questo tentativo però sembra essere stato frenato da una serie di acquisizioni fatte da Pinault. La strategia ha infatti aumentato significativamente il carico di debito del gruppo, proprio mentre l’industria del lusso entra in una prolungata fase di recessione.

Kering, debiti alle stelle: cosa sappiamo sulla crisi del gruppo

Dopo aver goduto dello stile eclettico di Alessandro Michele, il gruppo ha poi deciso di tornare a design più classici. Infatti, già dopo la pandemia l’interesse nei confronti della novità era già in calo. Questo, unito ai cambiamenti interni, ha fatto scendere le azioni di Kering del 60% negli ultimi due anni. Ad aggravare la situazione poi i dazi di Trump, che ha affossato le speranze di una ripresa del settore. Chiaramente tutte queste pressioni pesano fortemente sul gruppo, che deve anche sostenere la sfida con i rivali del lusso, dalle risorse finanziarie consistenti. Insomma, non un periodo facile per la famiglia Pinault, che è anche proprietaria di Artemis (l’azienda che controlla Kering e detiene una partecipazione nel marchio sportivo Puma), a sua volta è gravata dai debiti. P

Artemis infatti potrebbe dover rimborsare 500 milioni di euro (ovvero 567 milioni di dollari) in contanti agli investitori, a causa della scadenza del termine per il rimborso di un’obbligazione convertibile. Questo è innescato dalla sottoperformance di Puma. Nonostante l’azienda stia tagliando i costi e vendendo immobili, gli obbligazionisti hanno comunque dichiarato a Reuters che, senza miglioramenti della situazione finanziaria, l’azienda rischia un declassamento del rating creditizio per la terza volta in altrettanti anni. S&P ha poi dichiarato a Reuters che l’indebitamento netto rettificato di Kering, compresi gli obblighi di leasing, era pari a 3,8 volte l’utile netto (EBITDA) alla fine del 2024. Alla fine, S&P non ha rilasciato dichiarazioni sui tempi di un potenziale declassamento, ma la tendenza è comunque preoccupante.

Marianna Soru

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