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Pronti per i kit sierologici, in analisi due tipi di test

E’ iniziata la lotta contro il tempo per realizzare i kit sierologici più rapido e più affidabile per partecipare al bando del Governo che dai primi di maggio vuol realizzare un primo esame epidemiologico in Italia su almeno 150 mila persone di tutte le età e di tutte le aree geografiche

“Noi abbiamo messi a punto due tipi di test, uno rapido (fornisce il risultato entro dieci minuti) e un secondo definito semiquantitativo che dà risultati in 20 minuti. I test sierologici danno queste informazioni: se rilevano anticorpi IgM vuol dire che l’infezione è ancora in fase acuta. Se si trovano anticorpi IgG vuol dire che invece è passata. Se sono presenti entrambi la persona è in una fase di mezzo”. Spiega Fabio Piazzalunga, Direttore generale Menarini Diagnostics

Differenze sui due test sierologici per il “kit”

Il primo,quello rapido dà ottimi risultati in fatto di sensibilità (capacità di rilevare i veri positivi) e di specificità (rilevare i veri negativi)ma non è in grado di rilevare la quantità di anticorpi sviluppati. Il secondo, invece, rileva anche una certa quantità. Questo va poi ripetuto più volte per vedere la variazione di questi numeri”. Spiega Piazzalunga.

Si tratta di dati un po’ più completi, ma solamente indicativi perché gli scienziati che stanno studiando il coronavirus ancora non sanno quale sia la quantità di anticorpi che rendono una persona immunizzata, né tantomeno sanno quanto questa eventuale immunizzazione duri nel tempo.

Anche se l’affidabilità del responso non sarà assoluta, secondo il Comitato Tecnico Scientifico, eseguire i test sui lavoratori prima di riaprire fabbriche e aziende potrà comunque essere utile per farli rientrare in maggiore sicurezza.

Quanto all’esame epidemiologico, secondo le stime del Comitato, gli italiani che potrebbero risultare immunizzati sarebbero circa un 10 per cento (circa 6 milioni).

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