Moda

La fine di un’era Gucci, è anche la fine di un’epoca per la musica?

Ormai lontani sono i tempi in cui i generi musicali influenzavano le collezioni di moda. Hip Hop, Glam rock, indie e, per ultimo, il grunge hanno ispirato i grandi stilisti del secolo scorso che hanno portato in scena sfilate memorabili come quella di Marc Jacobs per Perry Ellis per la primavera 1993. Tuttavia, negli ultimi anni il sodalizio moda-musica non è venuto meno, anzi. Il legame tra i due mondi è diventato sempre più forte e totalizzante, tanto che oggi che diciamo addio all’era Michele da Gucci, la riteniamo la fine di un’epoca anche per la musica. A cambiare, però, sono state le modalità, i riferimenti.

Alessandro Michele: come rendere desiderabile Gucci

Nel 2015 Alessandro Michele viene nominato nuovo direttore creativo della polverosa maison Gucci. Se alla notizia, il mondo della moda rimane perplesso e con sguardo interrogativo, il punto di vista cambia subito dopo la prima collezione maschile Autunno/Inverno 2015 che Michele realizza in soli cinque giorni. Le sue intenzioni sono subito chiare e, forse, anche il suo destino: rendere di nuovo Gucci grande, ma come non lo è mai stata.

Alessandro Michele è un rivoluzionario, uno che si assume il rischio di azzardare, che ha una visione unica, che gli deriva dalle esperienze, ma anche dal bagaglio culturale che possiede e dai fenomeni culturali più diversi da cui attinge, tra cui lo street style, l’innovazione digitale e la musica pop. Michele è appassionato di musica e cinema, gli artisti lo amano e vogliono lavorare con lui. Il suo genio tanto creativo e tanto eclettico da unire armoniosamente il vintage e il contemporaneo, rendono subito desiderabile Gucci agli occhi di artisti, musicisti e attori.

Tutti lo vogliono: Gucci da Florence Welch a Harry Styles

Tra il 2015 e il 2016 Gucci veste Sir Elton John, Florence Welch, Dapper Danm Snopp Dogg Jared Leto. Gli outfit pensati per loro dal designer romano sono sempre sorprendenti, sopra le righe: pensiamo al memorabile MET Gala 2019, dove Leto indossava una toga rossa stile rinascimentale e un accessorio memorabile: la sua stessa testa, ricordando un noto personaggio shakespiriano.

La più recente ispirazione arriva ad Alessandro Michele dall’artista pop inglese, Harry Styles. “Credo sia la perfetta espressione della mascolinità” ha detto di lui. E così, consapevole di quanto il giovane cantante si senta a suo agio nel proprio copro ed in pace sia con la propria mascolinità che con la propria femminilità, l’ormai ex direttore creativo di Gucci ha spesso pensato per lui outfit androgini, come i completi con bluse velate.

Harry Styles abbraccia alla perfezione il concetto di gender fluid che Michele ha voluto trasmettere sin dall’inizio sia con le sue collezioni, sia con le sue scelte, facendo sfilare modelli uomini per le sfilate di moda femminile e viceversa. Decisioni che sembravano percorere leggere quella passerella, ma che hanno un importante peso specifico perchè ad ogni passo sventolano una bandiera ben precisa, quella della parità di genere, della libertà sessuale, della dignità della persona, dei diritti civili.

La forza del dirompente e il fascino del trasversale

Gli artisti italiani con cui Gucci ha lavorato in questi ultimi sette anni rappresentano vari generi musicali. Da Lucio Corsi e Francesco Bianconi dei Baustelle, che sfilarono per la collezione portata in scena a Firenze nel maggio 2017, ai Maneskin. Con il gruppo romano Alessandro Michele ha osato e provocato, ribaltando anche lo stereotipo del petto nudo che tradizione vuole sia solo l’uomo a sfoggiarlo. Lo stile rock era recentemente diventato un po’ troppo polverso e i look dei Maneskin hanno spalancato ogni finestra e spazzato via quanto di vecchio c’era, proprio come ha fatto il gruppo con la musica. Infine, come non citare gli outfit di Achille Lauro pensati per Sanremo 2021 quando lui, fuori gara, ha proposto quadri dal forte potere evocativo. Tutti pensati insieme al designer Romano.

Gucci o Michele?

La capacità di Alessandro Michele di rappresentare il cambiamento, di far convivere passato e presente, ha fatto sì che Gucci diventasse protagonista anche delle canzoni stesse, come Gucci Gang di Lil Pump. Ora che il suo posto non è più quello di direttore creativo della storica casa di moda fondata da Guccio Gucci, è inevitabile chiedersi che strada prenderanno il marchio, ovviamente, ma anche tutte le collaborazioni cucite perfettamente addosso agli artisti dallo stesso designer. Per sette anni Gucci è stata Alessandro Michele, ha coinciso con lui e con la sua estetica.

Alla maison, il designer ha evidentemente dato e ridato ogni cosa, ogni simbologia, ogni profondità. L’ha fatta riappropriare della sua storia, le ha ricordato e ridato il suo posto nel fashion system. É inevitabile chiedersi cosa accadrà ora alle collaborazioni più importanti, come quella di Harry Styles, Florence Welch o Jared Leto.

Giorgia Lanciotti

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