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La Grande Guerra, primo conflitto mondiale del XX secolo

Oggi ricorre l’anniversario dello scoppio della Grande Guerra. Il 28 luglio 1914 è la data che sancisce l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il motivo scatenante fu l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, avvenuto quel giorno a Sarajevo per mano di un’organizzazione patriottica e nazionalista serba. L’episodio provocò l’inizio delle ostilità, che sarebbero poi continuate per quattro anni.

Ma la pace europea era minacciata già da tempo. Nei primi anni del ventesimo secolo si delinearono due blocchi contrapposti. Francia e Gran Bretagna nell’Intesa cordiale (1904) da un lato, che portarono nel loro campo, progressivamente, anche la  Russia, il Giappone e l’Italia. Dall’altro lato, gli ‘imperi centrali’: Austria-Ungheria e Germania, che legarono a loro l’Impero ottomano.

Forti instabilità: terreno fertile per lo scoppio della Grande Guerra

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Negli stessi anni le crisi internazionali si fecero ricorrenti, in particolare a seguito dell’annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria (1908), che alimentò gli scontri nei Balcani. Quest’ultimo fu il principale focolaio di tensioni insieme con la competizione franco-tedesca, accesa dalla sconfitta francese in Sedan del 1870. La questione di Alsazia e Lorena franco-tedesca, la rivalità navale anglo-tedesca, l’indebolimento dell’Impero ottomano dopo le guerre balcaniche e il problema degli stretti, oltre agli irredentismi balcanici, la crisi dell’Impero austro-ungarico e le aspirazioni italiane. Tutti fattori che determinavano forti instabilità e un terreno fertile sul quale poteva innescarsi un conflitto improvviso.

L’Austria dichiara guerra alla Serbia, il gioco delle alleanze

Dopo l’attentato, l’Austria-Ungheria, ottenuta mano libera dalla Germania, lanciò un ultimatum (23 luglio 1914) alla Serbia, ritenendola corresponsabile. Mentre le cancellerie europee tentavano di trovare una soluzione pacifica, il 28 luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. La catena delle alleanze fece precipitare la situazione: la Russia rispose con una mobilitazione generale. Il mese di agosto fu decisivo. La Germania dichiarò guerra alla Russia (1° agosto), poi alla Francia (3 agosto), quindi violò la neutralità di Lussemburgo e Belgio (1-4 agosto).

Quest’ultimo atto di forza decise l’ingresso in guerra della Gran Bretagna contro la Germania. Poche settimane dopo (23 agosto) anche il Giappone entrò nel conflitto, in quanto alleato della Gran Bretagna. Francia, Gran Bretagna e Russia sanzionarono con il Patto di Londra (4 settembre 1914) una vera e propria alleanza. La Turchia, timorosa della Russia e legata alla Germania, decretò la chiusura degli stretti (29 settembre) alla navigazione commerciale e si unì agli Imperi centrali. Il Portogallo si schierò a fianco dell’Intesa, mentre l’Italia – alleata degli Imperi centrali, rimase neutrale.

Il massacro e la fine di un’epoca

Il fatto che si trattasse di una Prima guerra mondiale è riconducibile non solo al coinvolgimento delle potenze mondiali ma anche al primo vero grande massacro globale di tutti i tempi. «Lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 sembra ancora segnare la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova» scrive lo storico inglese James Joll. L’aspetto forse più paradossale della Grande Guerra è che può essere vista anche semplicemente come la reazione all’omicidio di un erede al trono.

Il massacro di dieci milioni di giovani appare una conseguenza sproporzionata rispetto alla morte violenta di uno solo. E sembra ancor più paradossale il fatto che due colpi di pistola abbiano condotto a quattro anni di barbarie e alla fine di un’epoca. Conseguenze di una politica folle, certo, incentrata sul nazionalismo forsennato e sulla venerazione della violenza. Ma come si arrivò a questo esito?

”L’annuncio della guerra fu accolto da folle acclamanti nelle capitali delle potenze belligeranti. Nessuno aveva chiaro quali fossero gli scopi della guerra, ma tutti erano convinti che la propria nazione fosse vittima di un’aggressione e perciò aveva il diritto di difendersi’’

Emilio Gentile, Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo, Roma-Bari, Laterza, 2016, p. 42

Oppure

“Se almeno qualcuno iniziasse una guerra, e non è neppure necessario che sia una guerra giusta […] questa pace è così stagnante”

Scriveva il poeta tedesco Georg Heym nel 1910

Queste poche frasi sono esemplificative del clima nazionalistico che si respirava in quegli anni. Guerra come sola “igiene del mondo”, metodo per spazzare via dalla terra i più deboli. L’Europa stava ripiombando nello stesso baratro in cui era caduta un secolo prima con le guerre napoleoniche, che segnarono un decennio di conflitti internazionali e lasciarono milioni di cadaveri sul suolo.

Alessia Ceci

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