Ricordate Baby Shark, la canzoncina per bambini che, qualche anno fa, è diventata un vero e proprio tormentone? Il brano incentrato su una famiglia di squali, famosa da tempo come canzone da falò e diventato popolare nel 2010 grazie a social media, video online e radio, è ora al centro di una battaglia legale.

La Corte Suprema della Corea del Sud ha infatti respinto la richiesta di risarcimento danni intentata dal compositore statunitense Jonathan Wright. Quest’ultimo accusava l’azienda sudcoreana Pinkfong di aver copiato una sua versione del pezzo, prodotta nel 2011.

La decisione della Corte Suprema sudcoreana su “Baby Shark”

La società asiatica si occupa di contenuti educativi e divertenti per bambini in lingua inglese. Baby Shark si basa su un motivetto popolare che esiste da anni ed è di dominio pubblico, e che è stato campionato più volte. Nel 2016, anche la Pinkfong ne ha prodotto una versione, che ha diffuso tramite un video su YouTube diventato virale: a oggi, vanta più di sedici miliardi di visualizzazioni. Wright ha chiesto all’azienda un risarcimento pari a quasi ventimila euro, convinto che ci sia stato un plagio.

Secondo la Corte Suprema, però, la versione del compositore americano non si differenzierebbe a sufficienza dal motivo originale per poter definirla come un’opera a sé stante. Impossibile, dunque, applicare le norme sul diritto d’autore. Nella nota ufficiale si legge: «La Corte Suprema accetta la sentenza del tribunale di grado inferiore secondo cui la canzone del querelante non comportava modifiche sostanziali alla melodia popolare in questione, al punto da poter essere considerata, secondo i comuni standard sociali, un’opera separata».

Federica Checchia